Solo la virtù concede un buon Karma e la più grande virtù è la compassione. Budda. NON PER I PEDOFILI
7 MILIONI DI BAMBINI OGNI ANNO MUOIONO DI FAME
PERCHE'
SONO NATI NEL PAESE SBAGLIATO ?
BAMBINI CHE RIDONO
BAMBINI CHE ..........
L’Ue pensa alle mucche e dimentica gli orfani
di Giordano Bruno GuerriVota


BAMBINI BULGARI ALL'INFERNO
In questi giorni preelettorali può sembrare che l’argomento non c’entri. Invece c’entra, e per questo lo sottopongo ai nostri lettori. Sere fa, mentre andava in onda Porta a Porta (con Silvio Berlusconi o con Walter Veltroni, non ricordo), durante la pubblicità sono capitato sul canale Cult, e non sono più riuscito a staccarmene. Davano un documentario inglese del 2007, Bambini abbandonati all’inferno. Il titolo sembra un’esagerazione, e non lo è: si tratta di un’inchiesta sugli orfanotrofi bulgari, il Paese che, in rapporto alla popolazione, ha il più alto numero di orfani e bambini abbandonati, 23.000.
La prima scena che ho visto è stata quella di un bambino di cinque-sei anni, bello, ma di una magrezza paragonabile soltanto alle immagini di Auschwitz. Gli occhi spenti, il capo chino, nudo, veniva condotto per mano da un’addetta per fare il bagno in una tinozza. Sempre a testa china, lo sguardo assente, veniva lavato con cura. Ma era la stessa cura con cui si laverebbe un vetro, un lavandino. Poi veniva riportato alla sua solitudine disperata, senza che la donna che l’aveva pulito gli avesse rivolto una sola parola. Vi risparmio scene molto più strazianti, ma vi racconto questa del bagno perché tutti noi che abbiamo figli piccoli conosciamo che momento di gioia e di allegria piena e reciproca sia quello. L’amore con cui passiamo la spugna e gli schizzi e le risate.
Ebbene, soltanto nell’Europa dell’Est, nei Paesi che fanno già parte dell’Unione Europea e in quelli che un giorno ci entreranno, ci sono centinaia di migliaia di bambini in quelle condizioni: prima, vittime del tracollo di un sistema politico; ora, vittime della nostra indifferenza. Ce ne occupiamo - noi che lavoriamo nei giornali e l’opinione pubblica - solo quando capita un caso clamoroso come quella della piccola Maria, bielorussa, sballottata e continuamente lacerata fra una possibile adozione in Italia e un ritorno alla violenza, quella silenziosa del non amore nei casi migliori, quella fisica nei peggiori.
Centinaia di migliaia di bambini in quelle condizioni sono tanti, troppi, perché si possa continuare a ignorarli. Certo, ci sono anche i bambini dell’Africa, dell’Asia, del Sudamerica, che muoiono di stenti e di incuria, che vengono venduti e comprati come schiavi, che vengono costretti a combattere, che diventano giocattoli sessuali. Per tutti dobbiamo fare qualcosa, e molto di più di qualcosa, ma per quelli che fanno parte dell’Unione europea abbiamo il dovere politico e sociale, oltre che morale, di fare più di qualcosa. E ne abbiamo la possibilità. È noto che ogni mucca dell’Unione europea percepisce un sussidio giornaliero di 2,5 dollari: più di quanto dispone il 75 per cento degli africani per sopravvivere. E qui non mi si accusi di demagogia, lo so che le mucche sono importanti e che l’economia è importantissima.
Ma è possibile che nelle pieghe degli immensi bilanci dell’Unione europea non si trovi il modo di fornire strutture e assistenza degne di questo nome per i più sfortunati tra gli sfortunati, i più deboli fra i deboli, i più indifesi fra gli indifesi?
È possibile che, nel frenetico legiferare europeo, non si trovi il tempo e il modo per rendere più facili le adozioni internazionali?
È possibile che, fra i tanti «parametri» necessari per essere accolti nell’Unione, non ce ne sia uno che vincoli l’entrata in Europa anche al benessere di quel bambino bulgaro che sembrava morire di dolore, più che di stenti?
Credo che ci dovremmo vergognare di non fare niente, almeno nella nostra Europa, al di là delle organizzazioni che se ne occupano e che per un motivo o per l’altro ottengono ben poco. Io mi sono vergognato, e per questo ti scrivo. Lo Stato, gli Stati, sono nient’altro che un accordo sociale di garanzia reciproca per i cittadini, la loro sicurezza, e il loro benessere. Ebbene non possiamo tollerare che alcuni Stati, e anche l’Unione europea, trattino i loro figli più infelici e sfortunati, i più deboli e fragili, come pesi morti, oggetti inerti, da crescere con cura minore di quella che si dedica ai cavolfiori. Perché, per un ordine morale e di giustizia, dovrebbero avere più diritti, più privilegi, essere curati meglio dei bambini con una famiglia: proprio perché una famiglia non ce l’hanno, e dobbiamo essere tutti noi, la loro famiglia. E se a qualcuno il discorso etico non fa effetto, pensi alle conseguenze. Pensi che stiamo abbandonando esserini per ora in nostra balia e innocui, ma che presto e inevitabilmente diventeranno adulti sbandati, disadattati, inerti o violenti verso una società che ha dato loro solo un tozzo di pane e nessuna forma di amore e di speranza.
Capisco (no, non lo capisco, lo subisco) che tutto ciò non possa rientrare nei programmi dei partiti che in questi giorni propongono agli italiani una vita migliore. Ma mi chiedo, e ti chiedo, e chiedo ai lettori, se non vogliamo almeno proporre a qualche candidato al Parlamento italiano, o a qualcuno che già opera nel Parlamento europeo, di prendere un impegno, di fare una promessa perché quel bambino bulgaro e tutti quelli come lui possano avere almeno una speranza. O una carezza, un sorriso, che per un bambino valgono molto di più. Io, oggi, voterei per quel candidato.
QUESTA E' LA GUERRA DI CHI ?
IRAQ:
L'infanzia sta morendo
Dahr Jamail e Ahmed Ali




BAQUBA, 11 marzo 2008 (IPS) - In Iraq sono i bambini i più colpiti dall’occupazione Usa, molto più che tutte le altre fasce della popolazione. Secondo le Nazioni Unite, mezzo milione di minori iracheni sarebbero morti durante gli oltre 12 anni di sanzioni economiche che hanno preceduto l’invasione Usa del marzo 2003, soprattutto a causa di malnutrizione e malattie.Ma la malnutrizione infantile in Iraq è aumentata del 9 per cento da allora, secondo un rapporto internazionale diffuso da Oxfam lo scorso luglio. Uno studio dell’organizzazione umanitaria non governativa Save the Children mostra che l’Iraq continua ad avere il più alto tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni; un aumento del 150 per cento dalla prima guerra del Golfo. Si stima che un bambino su otto in Iraq muoia prima del quinto compleanno: 122mila minori morti solo nel 2005, in un paese di 25 milioni di abitanti.Un dossier del Fondo Onu per l’infanzia pubblicato questo mese riporta che “almeno due milioni di bambini iracheni non godono di un’alimentazione adeguata, secondo le stime del Programma alimentare mondiale sull’insicurezza alimentare nel 2006, e devono affrontare una serie di minacce tra cui abbandono scolastico, mancanza di servizi di immunizzazione e malattie associate alla diarrea”.
L’IPS ha intervistato tre bambini di diversi distretti di Baquba, la capitale della instabile provincia irachena di Diyala, 40 chilometri a nord-est di Baghdad.
Firas Muhsin ha sette anni e vive a Baquba con la madre. Il padre è stato ucciso due anni fa da alcuni militanti che lo hanno freddato nel suo negozio.
Firas va a scuola per quattro ore al giorno vicino casa sua. In qualche rara occasione esce a giocare con gli amici dei vicini, ma sempre sotto l’occhio attento di sua madre.
Firas non può allontanarsi a più di dieci metri da casa; la madre ha paura degli stranieri. Oggi i sequestri di bambini iracheni sono diventati frequenti, e molti pensano che vengano venduti come manodopera minorile o schiavi del sesso.
Di recente alcuni funzionari iracheni e operatori umanitari si sono detti preoccupati per il ritmo allarmante in cui i minori scompaiono in tutto il paese.
Omar Khalif è vicepresidente dell’Associazione delle famiglie irachene (IFA), un’Ong istituita nel 2004 per registrare i casi dei bambini scomparsi o vittime del traffico di minori. A gennaio ha riferito ai giornalisti che in media ogni settimana almeno due bambini iracheni vengono venduti dai propri genitori; e che ogni settimana viene denunciata la scomparsa di quattro bambini.
“I numeri sono allarmanti”, ha detto Khalif. “C’è un aumento del 20 per cento nei casi registrati di bambini scomparsi in un anno”.
Ogni giorno Firas passa ore seduto fuori casa a guardare le persone che passano. È il suo unico sbocco verso l’esterno. Il pomeriggio, la madre lo chiama in casa per fare i compiti; e dopo cena, la sua grande speranza è poter vedere i cartoni - se c’è elettricità nel loro generatore privato.
La madre ha poco cherosene, che serve per il riscaldamento. “Mio figlio ha freddo e io non posso permettermi il cherosene”, ha spiegato all’IPS.
Molti bambini dell’età di Firas non vanno neanche a scuola. Secondo l’Onu, il 17 per cento dei bambini iracheni non frequenta mai la scuola primaria, e altri 220mila interrompono la scuola perché sono stati sfollati con tutta la famiglia. A questi si aggiungono 760mila bambini che hanno lasciato la scuola primaria nel 2006.
Questi poi sono i dati che riguardano il paese, e non comprendono le centinaia di migliaia di bambini e giovani iracheni che interrompono o abbandonano la scuola perché le loro famiglie sono fuggite in altri paesi. Secondo l’Unhcr, sono almeno 2,25 milioni gli iracheni che hanno lasciato il paese.
Qusay Ameen ha cinque anni e vive con la madre, il padre, due sorelle e un fratello. Il padre era sergente nel precedente esercito, e adesso è disoccupato. Riceve una pensione mensile di 110 dollari. Cerca di sostenere la famiglia vendendo sigarette per strada. La madre di Qusay è casalinga. Qusay spera di cominciare la scuola il prossimo anno, quando compirà sei anni.
Dopo colazione, sempre un piatto semplice come pomodori fritti e pane, Qusay vuole giocare, ma non ha nient’altro che una piccola macchinina di plastica rotta che il fratello ha trovato vicino alla casa dei vicini. È più felice quando va a trovare i vicini, perché hanno un’altalena in giardino.
Come la maggior parte dei bambini iracheni oggi, Qusay ha sempre vissuto nel bisogno. Non può quasi mai permettersi dei dolci, o dei vestiti nuovi.
La casa in cui vive con la famiglia è piccolissima: una stanza da letto e uno spazio che viene usato sia come cucina che come bagno. Dormono tutti in una stanza, che nei mesi invernali è molto fredda. Non hanno abbastanza letti o coperte, e devono dormire vicini per potersi scaldare.
La casa ha i servizi basilari, e ovviamente non c’è la televisione né gli elettrodomestici. C’è un piccolo fornello a cherosene che viene usato sia per cucinare che per scaldarsi.
Secondo il Fondo Onu per l’infanzia, solo il 40 per cento dei bambini in tutto il paese ha accesso all’acqua potabile sicura, e solo il 20 per cento della popolazione fuori Baghdad ha una rete fognaria funzionante. Circa 75mila bambini fanno parte di famiglie che vivono in rifugi temporanei.
Ali Mahmood, 6 anni, vive con lo zio a Baquba da quando i genitori sono rimasti uccisi da un colpo di mortaio due anni fa, in un bombardamento casuale. Il prossimo anno comincerà la scuola primaria vicino casa dello zio.
Le giornate di Ali sono tutte uguali, molto tranquille. I suoi unici amici sono i figli dello zio. Quando vanno a scuola, lui resta tutto il tempo da solo. Sembra che la famiglia dello zio non sia in grado di occuparsi di lui. Lo zio Thamir sta facendo del suo meglio, ma la vita è difficile, e Thamir deve già badare a una famiglia numerosa.
Ali è stato privato di quasi tutto nella sua infanzia; non ha un posto dove giocare, né cose con cui giocare. E non ha nessuno che pensi al suo futuro.
E ha già delle responsabilità che lo attendono: gli hanno detto che dovrà occuparsi di suo fratello minore quando crescerà.
Firas, Qusay e Ali sono tutti bambini, ma nessuno di loro vive la vita di un bambino. (FINE/2008)

Afghanistan - 25.3.2008
Venerdì sera, mentre le nostre città erano attraversate dalle fiaccolate della Via Crucis, a Yakhdan, un villaggio sulle montagne dell’Afghanistan meridionale, andava in scena la Passione del popolo afgano.
Un successo per la Nato. Secondo quanto riportano i bollettini di guerra della Nato, venerdì notte bombardieri B-1 e aerei A-10 hanno sganciato bombe Gbu-12 ‘asfaltastrade’ e bombe Gbu-31 da una tonnellata su “postazioni nemiche” nella provincia di Uruzgan. Secondo i militari, “la missione è stata un successo”. Nei giorni successivi, i comandi Nato hanno annunciato che almeno 40 “insorti” sono stati uccisi nei raid aerei condotti in zona e proseguiti per tutta la giornata di sabato.
Non per gli abitanti dei villaggi. “Sono arrivati in undici, donne e bambini sfigurati dalle ustioni provocate dal bombardamento”, racconta il chirurgo Marco Garatti dall’ospedale di Emergency a Lashkargah, nella vicina provincia di Helmand. “Provengono dal villaggio di Yakhdan, in Uruzgan. Hanno detto che il bombardamento è stato venerdì, verso mezzanotte, e che ci sono stati molti morti. Una delle donne ha perduto suo figlio quella notte, mentre lo stava allattando. Ora è qui che allatta il bambino di un’altra donna, rimasta ferita. Tutti gli altri pazienti dell’ospedale si stanno prendendo cura dei bambini, per tenerli un po’ su. E’ una cosa bella da vedere”.
Vittime dell’operazione ‘Scimitarra’. Dall’inizio di marzo, i comandi della missione Isaf-Nato, cui l’Italia partecipa con quasi tremila soldati, hanno avviato l’operazione ‘Scimitarra’: una grande offensiva militare condotta contro le roccaforti talebane in tutto l’Afghanistan, volta a prevenire la campagna di primavera annunciata dalla guerriglia. I bollettini ufficiali parano di decine di “insorti” uccisi ogni giorno. Ma sotto i colpi della scimitarra alleata stanno cadendo anche molti civili innocenti, condannati dai nostri governi a una Via Crucis senza fine.
Enrico Piovesana
L'impegno di Save the Children contro la pedopornografia online
di Pino Fondati
Cristiana De Paoli, coordinatrice area minori e nuove tecnologie di Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti per i bambini, su Internet viaggia un numero crescente di immagini pedopornografiche. Una sfida difficile.
Le immagini pedopornografiche sono la registrazione visiva della violenza sessuale su un bambino o su una bambina e costituiscono la prova di un crimine. Il fenomeno si presenta sotto due aspetti: uno locale, che comporta il ritrovamento del bambino, cosa che a sua volta permette l'identificazione dell'abusante, e del supporto conseguente, l'altro globale, che riguarda il materiale che va in rete e di cui si perde il controllo, che va affrontato con un coordinamento forte di forze di polizia, dello stato e della magistratura, delle associazioni. In questo senso, assume rilevanza fondamentale l'attività dell'identificazione delle vittime. Un'attività tanto importante quanto difficile, al punto che, secondo l'Interpol, a fronte di circa 20 mila immagini raffiguranti bambini diversi, presenti nel database Interpol solo 500 bambini sono stati identificati e inclusi in programmi di protezione e recupero mirati. Voglio ricordare che l'identificazione del bambino porta spesso anche a quella del pedofilo.
In Italia, cosa si fa per contrastare il fenomeno?
L'Italia si è dotata di una struttura professionale, il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia su Internet, forte di strumenti specifici per contrastare la pedopornografia online, e per fare l'attività di identificazione a cui ho accennato prima. È stato istituito con legge 38/2006, presso il Ministero dell'interno e servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni. C'è poi l'Osservatorio per il Contrasto della Pedofilia e della Pornografia minorile, presso il ministero per le Politiche per la famiglia. Infine, il cosiddetto decreto Gentiloni ha vincolato gli Internet Service Provider ad oscurare nel giro di 6 ore quei siti che dovessero diffondere, distribuire o fare commercio di immagini pedopornografiche.
Quale il profilo delle vittime?
I giovani adescati online per essere poi abusati offline sono soprattutto adolescenti di 13-15 anni.
Ci sono i bambini completamente manipolati, ma ci sono anche quelli che superano i confini e consapevolmente assumono il rischio. Da una nostra recente ricerca sul comportamento dei teenager italiani all'interno dei social network, emerge che il 73% dei giovani utenti di Internet li ha frequentati almeno una volta, il 66,7% vi ha aperto un profilo e il 24,8% ha stabilito contatti con adulti. Questi dati denotano comportamenti a rischio dal parte dei ragazzi: hanno scarsa attenzione per la salvaguardia dei dati personali inseriti nel proprio profilo, pur avendo la consapevolezza che possono renderli identificabili offline; creano rapporti di amicizia con persone conosciute online, che spesso incontrano al di fuori della rete; infine, instaurano relazioni, seppure solo amichevoli, con persone di età molto maggiore.
Qual è il contributo di Save the Children alla lotta contro la pedopornografia?
La nostra associazione opera in collaborazione con istituzioni e polizie in un'ottica di prevenzione. Save the Children ritiene che stimolare i ragazzi a riflettere sul ruolo che le nuove tecnologie hanno nella loro vita possa renderli più consapevoli dei comportamenti che adottano quando usano Internet e i cellulari. In questa direzione va il progetto Easy, ovvero l'incontro con tanti ragazzi nelle scuole italiane per avviare un percorso di riflessione sulle nuove tecnologie, attraverso attività partecipative e ludiche, e che ha coinvolto anche genitori e insegnanti. Un altro progetto, denominato Stop-It, cerca di contrastare attivamente la pedopornografia su Internet.
Si rivolge, in tal senso, a due tipologie di vittime: il minore ritratto nelle immagini on line e pertanto abusato, e il minore esposto al rischio di esposizione di immagini pedopornografiche, durante l'utilizzo del Pc o del cellulare. Il progetto offre la possibilità al pubblico, attraverso una hotline (www.stop-it.org), di segnalare contenuti pedopornografici, incontrati accidentalmente in rete; il messaggio viene immediatamente inviato alla Polizia Postale. Il progetto implica anche la collaborazione con gli Internet Service Providers per ridurre la presenza di materiale pedopornografico in rete. Stop-It si batte inoltre affinchè sia più forte l'attenzione delle istituzioni verso il problema dell'identificazione delle vittime e promuove, in un'ottica di prevenzione, interventi e strumenti di sensibilizzazione, rivolti soprattutto alle famiglie e agli educatori, perché possano supportare bambini e ragazzi in un percorso di educazione psico-sessuale. Infine, in collaborazione col Ministero delle Comunicazioni abbiamo creato www.tiseiconnesso.it, un sito finalizzato a sensibilizzare ragazzi, genitori e insegnanti sulle opportunità e i rischi della rete e dei telefonini.
In tutto questo, quale può essere il ruolo dell'industria Ict?
L'industria Ict ha un ruolo importante. Innanzitutto, per costruire sistemi che in qualche modo tutelino la privacy del minore, limitino l'accesso dall'esterno e rimuovano immagini e contenuti ritenuti inappropriati, oltre che informare i giovani sull'uso più appropriato e sicuro che possono fare degli strumenti informatici. Parte dei gestori di social network ha adottato misure finalizzate alla tutela degli utenti minorenni, ma molto resta ancora da fare. L'auspicio di Save the Children è che tutte le aziende del settore adottino linee guida e standard comuni per la protezione dei giovani utenti di Internet.
I bambini sono la nostra gioia, il nostro conforto, la nostra ricchezza più preziosa, angeli innocenti, puri, leali e sempre pronti ad amarci incondizionatamente. Non conoscono le menzogne, non sanno cosa vuol dire tradire, non conoscono la malizia, chiedono solo di essere ascoltati, amati e rispettati. Questo però non succede. Chissà perchè sono sempre oggetto di critiche, tradimenti da parte degli adulti. Non vengono creduti e ascoltati, sono bambini che hanno bisogno di crescere, maturare per diventare adulti saggi e psicologicamente stabili, ma anche questo non è concesso. Sono merce da manipolare psicologicamente e fisicamente per i propri porci comodi per poi screditarli e tradirli subito, tanto chi crede ad un bimbo?
IO SI' 
L'abuso è un atto di vigliaccheria
L'assordante silenzio dei bimbi
La voce dei bambini abusati è una voce molto debole e da sola non ce la farà a gridare il loro dolore. Potrà però diventare molto più forte se riusciamo a capire il loro dramma e se gli permetteremo di gridare con la nostra voce il loro dolore.
I bambini abusati hanno gli occhi tristi. Se ti soffermi a guardarli ti si stringe il cuore e vorresti strappargli via quel dolore che li domina continuamente. I bambini abusati hanno tanta paura. Il loro mondo è stravolto e cercano un appiglio per attaccarsi poiché è stato violato il loro rifugio e non hanno più tana. Se ti soffermi a guardarli diventa insostenibile il peso della loro paura e se per osmosi, la paura potesse passare dal corpo del bambino al tuo, la prenderesti tutta su di te per liberarlo. I bambini abusati sono schiavi di un padrone quasi sempre familiare, un familiare stretto o una persona molto vicina al nucleo familiare. Non ci vuole molto coraggio a dominare un bambino: l’abuso sessuale o psicologico/fisico del bambino è un atto di vigliaccheria. L’atto di dominio avviene attraverso una serie di piccole violenze iniziali (ma non per questo meno feroci) che nel tempo si trasformano in veri e propri atti completi, con un inizio, una durata e una conclusione stabilita dall’abusante. Ora, mentre il violentatore si diverte moltissimo usando il bambino quale oggetto che deve soddisfare ogni suo desiderio, nel frattempo il bambino trema di paura, il suo cuore comincia a battere più forte perché non capisce cosa sta succedendo ma il suo corpo riconosce la violenza e la esprime. Nel tempo, mentre il violentatore gode le sue giornate assaporando il momento in cui violenterà il bambino, il bambino vive nella più completa solitudine emotiva la paura dell’incontro che può trasformarsi in angoscia se la violenza ripetuta nel tempo è molto forte. I bambini abusati soffrono in silenzio. Il silenzio di questi bambini è assordante. Il loro silenzio parla di solitudine emotiva in mezzo a ripetuti attacchi alla loro personalità. I bambini abusati si sentono soli e hanno ragione perché molto spesso sono di fatto soli. Alle volte gli adulti vicini a questi bambini e non coinvolti direttamente sono indifferenti ai richiami del loro silenzio assordante. In questo silenzio c’è chi ha tanto male alla testa al punto di lavorare male a scuola fino a prendersi le sgridate delle maestre che non sanno nulla. Ma come possono spiegare alla maestra quello che gli capita? Non trovano le parole per dirlo, spesso non le conoscono: subiscono un atto e non sanno come dirlo. E poi il violentatore ha minacciato che ucciderà la mamma se parla e questo il bambino non lo vuole: perciò è in una trappola tesa da un adulto. Alcuni di loro fanno tutte le notti la pipì a letto o soffrono di mal di pancia continuamente, altri non dormono la notte per la paura dell’attesa, altri hanno fastidiosi bruciori proprio lì. Tutti pensano che se succede questo è perché sono stati cattivi. E tutti si sentono in colpa. Si sentono in colpa perché il violentatore oltre a penetrarli continuamente in molti modi (e quello psicologico associato a quello sessuale è tremendo per il suo effetto devastante durante l’attacco) non considerando affatto come possa il bambino vivere tutto ciò gli insinuano il dubbio che la violenza possa piacergli e che è colpa loro se succede questo perché “il bambino seduce con il suo comportamento” (no comment).
I bambini abusati hanno paura di non essere creduti se parlano. Ci sono degli adulti che conoscono bambini abusati ma non fanno la denuncia perché temono ripercussioni su di sé e quando un bambino denuncia, dimostrando un atto di coraggio inaudito, spesso non viene creduto subito e questo conferma che la paura di non essere creduto aveva senso di esistere. Difendere questi bambini per un adulto significa andare incontro ad un mucchio di guai. Ma vale la pena. Bisogna insegnare ai nostri bambini l’amore e l’ascolto dell’altro. Bisogna proteggerli. Bisogna lavorare perché diventino adulti saggi e onesti. L’ascolto si insegna ascoltando, l’amore si stimola amando. Amare significa guardare l’altro, sentire che esiste con la sua personalità e rispettarlo. La violenza deve essere cancellata con le piccole azioni quotidiane che sono invece così importanti.
Probabilmente qualche lettore non gradirà il linguaggio usato e proverà un qualche fastidio ma non sarà niente rispetto a quello che oggi purtroppo ancora vivono troppi bambini nel mondo.
dott.sa Valentina Peloso Morana
BUONA PASQUA A GRANDI E PICCINI.
NELLA SPERANZA CHE SIA UNA RESURREZIONE PER L'INTERO MONDO PARTENDO DALL'INFANZIA.
A TUTTI GLI ANGELI CHE CORRONO FELICI NEL CIELO STELLATO E A TUTTI QUELLI CHE SOFFRONO, NON SONO AMATI E RISPETTATI
CON INFINITO AMORE DA UNA MAMMA
LOTTA ALLA PEDOFILIA ED ELEZIONI
Tutti promettono sempre prima e poi se ne fottono. Ma ci rendiamo conto che se ne fregano dell'infanzia, dei nostri figli, il nostro futuro, la nostra vita preziosa.
Ebbene carissimi, si candida la mamma di un bimbo dell'asilo degli orrori (RIGNANO). Sono certissima che lei dell'infanzia si preoccupa e quello che dici lo fà, avendo purtroppo provato sulla pelle del proprio figlio e la sua cosa significhi l'orrore , la violenza, l'indifferenza e ignoranza di questa società priva di coscienza e umanità.
Elezioni: Idv, madre bimbo Rignano candidata
VITERBO - La madre di una delle vittime dei presunti episodi di pedofilia ( correggiamo presunti, magari lo fossero. Adulti ignobili che giocano sul dolore psicofisico dei bimbi e i loro genitori. Sempre soli, e a subire la violenza dell'ignoranza ed indifferenza) nella scuola materna di Rignano Flaminio è candidata al Senato, nella circoscrizione Lazio 1, per l'Italia dei valori. E' Roberta Lerici, una delle fondatrici e delle principali animatrici di Agerif, l'Associazione genitori Rignano Flaminio coinvolti nel caso dell'asilo ''Olga Roverè'. (Agr
Questo quello che hanno fatto i nostri politici e rifaranno.
Le promesse si fanno per i propri interessi, ma è controproducente MANTENERLE