Solo la virtù concede un buon Karma e la più grande virtù è la compassione. Budda. NON PER I PEDOFILI
Cari amici e passanti, il blog si ferma una settimana perchè porto i miei 2 squaletti al mare.
Loro si divertiranno da morire mentre io sclererò con tutta quella sabbia, sperando che almeno il tempo sia bello. Sarà da morire come l'anno scorso, mia figlia piccola che batte la luna mettendo la testa nella sabbia e la grande che la prende in giro. Per fortuna quest'anno per vari problemi mi esaurisco solo per una settimana. Un bacio a tutti.
A domenica prossima

Isabella è questa bimba brasiliana di 5 anni in un momento felice. La sua spensieratezza, la sua innocenza e infanzia sono state uccise dalla matrigna e il padre. Questo angelo di soli 5 anni è stato strangolato dalla matrigna e gettato dalla finestra dal padre. Non ci sono parole per descrivere omicidi così freddi e brutali contro bambini indifesi, contro i propri figli. Ogni secondo tantissimi angeli vengono picchiati a sangue, abusati sessualmente e uccisi da quelli che dovrebbero essere genitori che li proteggono e li amano. Milioni di bambini scendono all'inferno nelle mani di noi adulti per essere calpestati e gettati, sono diventati oggetti per ogni lurido e disumano traffico. Non abbiamo più rispetto della vita, delle creature.
GENITORI: PERCHE' TUTTO QUESTO
Perchè un genitore arriva a tanto, come può distruggere suo figlio, come può ucciderlo? Questo è quello che noi adulti e spesso troppi "genitori" fanno ai figli, a bambini indifesi, spensierati.
Non sappiamo amare la vita che portiamo in grembo, non sappiamo rispettarla amarla e proteggerla, abbiamo perso ogni tipo di umanità, siamo diventati mostri vuoti dentro. Ci sono troppi bimbi che vengono al mondo con un destino crudele già segnato dalla malvagità di uno o l'altro genitore o magari tutti e 2. Quando il genitore è uno l'altro è comunque colpevole del suo silenzio e consenso, non protegge la vita, quella vita che ha messo al mondo e non pensava di finire all'inferno. O quella piccola vita nata per poi essere subito strappata. Sono troppi i bambini che soffrono, che perdono l'infanzia, la loro innocenza, spensieratezza, il loro diritto di essere bimbi per l'egoismo, la cattiveria, l'indifferenza, la malvagità, perversione e disprezzo della vita da parte degli adulti.
BASTA CON OGNI TIPO DI ABUSO AI BAMBINI
HANNO IL DIRITTO DI ESSERE TALI
E NOI QUELLO DI PERMETTERGLI DI ESSERLO
Ecco la 3° e ultima parte dei gravi danni psicologici che i bambini abusati affrontano con molta sofferenza, dolore e colpevolizzandosi. Io credo che per quanto riescano a superare il trauma, mancherà loro per sempre quel pezzo di anima, di spensieratezza e luce che gli hanno calpestato, ucciso. Credo (è solo un mio pensiero) che l'abuso sia la cosa peggiore che si possa fare ad un bambino o una donna, entrano nella tua intimità nel tuo io sporcandola, annientandola e facendola a pezzi, perdendola e lasciando il vuoto.
3° parte
Lettura silenziosa…lettura condivisa: l’ascolto di sé, il dialogo con l’altro.
Disegni e scritti eseguiti liberamente dai bambini, vengono guardati insieme e spesso i bambini vogliono che sia il terapeuta a leggerli una prima volta silenziosamente e solo dopo aver osservato le sue reazioni ed essersi rassicurati della sua accoglienza permettono che vengano letti ad alta voce. La lettura silenziosa del terapeuta sembra equivalere alla possibilità di contenere dentro di sé, attraverso l’altro che può farlo.
Il terapeuta che legge e il bambino che lo guarda leggere rappresentano una prima pensabilità e dicibilità dell’abuso.
L’abuso vissuto in solitudine viene condiviso ed è possibile parlarne nel silenzio della parola scritta, in un modo che sia sopportabile per bambini molto doloranti. E’ un modo delicato di guardare e mostrare le proprie ferite.
Poi la lettura condivisa, la verbalizzazione di quanto il bambino ha scritto, l’ascolto di sé, passaggio importante verso la ricostruzione della propria storia, in cui il bambino inizia a riconoscersi vittima.
Durante la fase della rivelazione spesso i bambini, una volta sperimentata questa strada, chiedono spontaneamente di scrivere, disegnare gli abusi subiti e li descrivono utilizzando nuove possibilità espressive .
Una prima valenza del carattere autoriflessivo della scrittura è rappresentata dall’aiuto che il bambino riceve nell’andare indietro con la memoria, rievocare fatti ed emozioni, dare ordine alla confusione paurosa del non detto.
I contenuti della memoria ,riemersi nel dialogo interno e in quello col terapeuta, prendono con la parola scritta una dimensione dicibile, che permette di esprimere quanto a lungo è stato taciuto trovando sfogo per la via dei sintomi..
La forza della parola scritta aiuta a vincere paura , vergogna,colpa.
E’ stato spesso necessario per sopravvivere proteggere la coscienza dal ricordo insopportabile di riconoscere nel genitore o in un adulto da cui ci si aspetta protezione un ‘ mostro’, come dice questa bambina:”perché se qualcuno violenta un bambino,il bambino gli vuole bene?Io volevo bene a mio padre,poi…ho scoperto che mi ha violentata,cioè mentre mi violentava avevo paura e non pensavo chi fosse,poi ho visto chi era e mi dispiaceva. Allora…io lo dimenticavo.”
Le parole scritte diventano un importante elemento di confronto con sé, uno specchio della grave esperienza subita ,delle emozioni provate nell’aggressione a volte seduttiva, nella mancata protezione, nel tradimento.
Sono di aiuto a vincolare la realtà, ad accettarla ed elaborarla, reintegrando in sé parti rifiutate perché troppo dolorose.
La dimensione della parola scritta costituisce un innegabile elemento di realtà, un aiuto a mantenere continuità e fedeltà con pensiero e memoria, una possibilità di mettere ‘fuori di sé’, per ufficializzare e iniziare a non identificarsi con colpa e vergogna. Un modo per raccontare e talvolta gridare la rabbia, per chiedere aiuto e consolazione e poi anche forse perdonare.
E’ difficile negare il proprio scritto, i propri disegni. Questi diventano un’ancora che aiuta a non perdersi, a ritrovare la memoria di sé. Ciò che viene scritto permane dentro di sé e davanti agli altri, ha valore condiviso e costituisce specchio di ricordi a cui è permesso dar voce .
Spesso i bambini abusati non sanno se fidarsi delle loro stesse percezioni, succedeva che l’abusante a cui chiedevano ‘non farlo più…mi fai male”, rispondesse “zitta scema, non ti ho fatto niente…te lo sei sognato”, o che venissero terrorizzati da minacce spaventose se avessero svelato il segreto.
L’abitudine al silenzio è stata a lungo unica scelta: paura, vergogna, colpa hanno rappresentato un silenziatore della memoria, un impedimento a condividere con sé prima che con gli altri.
Le distorsioni comunicative nel dialogo familiare e nel dialogo interno, in cui non si poteva riconoscere e dar voce alla realtà, comportano spesso una discontinuità della coscienza.
L’identità, la sua integrità, si basa su conferme e disconferme in un meccanismo circolare ricorsivo di schemi interattivi. Perché la coscienza si ricostituisca sono necessari nuovi incontri relazionali. Nel permettere, proporre al bambini di scrivere il terapeuta gli offre uno strumento che , nei casi di abuso, consente al bambino di dare visibilità e dignità a parti a lungo negate, di riconoscersi vittima.
Poi non si può più fingere e agire in altri modi il dolore del trauma subito, ma si chiede consolazione e cura.
Nel modello proposto il terapeuta incontra il bambino in una stanza in cui c’è sempre un tavolino con fogli ,matita, penna e colori. Già nel corso del primo colloquio dei casi di valutazione ,il bambino spesso scrive quale o quali obiettivi sono per lui importanti, parla dei suoi ‘buoni motivi’ .
La possibilità di scrivere è sempre offerta e spesso utilizzata, anche attraverso un quadernone che il terapeuta gli consegna e che il bambino sceglie se utilizzare solo nello spazio terapeutico, affidandolo ogni volta al terapeuta a cui chiede di conservarlo , ritrovandolo così nel corso dei colloqui, o invece portandolo con sé e scrivendoci anche a casa per poi riportarlo in terapia e leggerlo insieme.
La valenza dello scritto può avere una funzione importante nella relazione tra il bambino e il terapeuta, tra il bambino e il suo abusante, tra il bambino e il genitore potenzialmente protettivo.
Nell’accogliere ciò che il bambino scrive, il terapeuta diviene testimone della sua storia attraverso una gradualità di passaggi che rispettano le sue possibilità di riconoscere e rievocare il dolore subito.
Prudenza e rispetto della fragilità dei bambini abusati ,oltre che naturalmente grande cura ad evitare qualunque tipo di induzione o suggestione, caratterizzano questo percorso. Sono da evitare infatti domande suggestive o induttive, ma è un diritto del bambino essere ascoltato con attenzione e ricevere domande di approfondimento su quanto dice.Si tratta di un tempo in cui, con sensibilità e grazie ad una formazione specialistica e alla supervisione, si segue il bambino, accogliendone e approfondendo le sue parole, a volte prima scritte che parlate.
In certi casi il terapeuta può proporre al genitore di accogliere gli scritti del figlio, senza più rifiutarne le parti legate all’abuso e talora alla propria complicità e mancata protezione. Questo ascolto del figlio attraverso la lettura di suoi scritti è preceduto da un lungo processo di sensibilizzazione che prende il via, come in ogni terapia, dal ripercorrere da parte del genitore la propria storia ,spesso idealizzata.
I processi di negazione del genitore sono simili a quelli compiuti dal figlio e attraverso la lettura delle lettere del figlio anche il genitore può riuscire a riprendersi il suo dolore. La valenza della lettera funge da filtro che permette di darsi un tempo protettivo di elaborazione ed accoglienza.
Anche il terapeuta in seduta può scrivere per rispondere al bambino, per chiedere di capire meglio, di dare significato ,in una modalità di reciprocità che nell’esperienza di chi scrive, si è spesso rivelata gradita ai bambini e facilitante di rivelazioni molto dolorose.
Questa è la 2° parte. Leggetela spiega il perchè di molti comportamenti e delle rimozioni di eventi traumatici di bambini abusati
L’ ascolto attraverso la parola scritta
Mio Dio che dolore atroce, che terrore, angoscia provano queste povere creature. Quanta crudeltà e disumanità sono COSTRETTI a sopportare per chissà quanto tempo. E' inconcepibile e vergognoso il livello talmente basso dove siamo finiti, la mancanza di rispetto che abbiamo nei confronti di questi bambini, dell'infanzia, della VITA, perchè loro sono la vita.
Fin'ora ho sentito parlare di pedofili, di come guarirli, del perchè sono le bestie che sono e dei falsi abusi.
Delle vittime che sono bambini anche piccolissimi, del grande e grave danno che subiscono, del loro recupero se possibile,nessuno ne parla. Io credo che il nostro primo obiettivo sia quello di proteggere tutti questi bimbi, di amarli rendergli giustizia, credergli e non tradirli. In quanti ai predatori di bambini, il come , il quando e il perchè non me ne frega, per me sarebbero tutti su una sedia elettrica. Non si possono curare, se malattia, (a mio avviso pervertiti senza anima e rispetto per la vita), le pene sono sempre molto lievi quando ci sono, quindi l'erbaccia si estirpa. Ho trovato una relazione dove spiega i danni di questi angeli, vi propongo la prima parte.
LA PAROLA SCRITTA IN TERAPIA: Parole per cura
di Ester di Rienzo
(psicologa,psicoterapeuta sistemica presso il ‘Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia’ del Comune di Roma, Assessorato ai ServiziSociali)
Il silenzio dentro e fuori: dimentico, non ne parlo perché ho paura, vergogna
I bambini sessualmente abusati ,che sono stati miei piccoli pazienti, hanno spesso innalzato barriere tra sé e il trauma. Sono bambini che a volte hanno perso parte dei ricordi del trauma , altre non possiedono le parole per ripensarlo e nominarlo .
Può accadere che non possano pensarlo l’abuso e anche nel pensiero restino senza parole, che non riescano a conservarlo nella memoria o che non conoscano le parole per chiamarlo, infatti ‘abuso’ è una parola degli adulti.
Come aiutarli nella riappropriazione di una storia, la loro, che non amano , in cui non vogliono riconoscersi? Come ascoltarli in una narrazione che rievoca la loro sofferenza?
Sappiamo che sono gli aspetti emotivi negativi, quelli che interferiscono sulla capacità di ricordare ,che il conflitto mobilita meccanismi difensivi quali rimozione, negazione, dissociazione, estraneamento…
Sappiamo anche che i bambini vittima di trauma sessuale ripetuto, il trauma di tipo due, hanno sperimentato una comunicazione patologica che nega e distorce il significato di quello che il bambino vive, rendendogli confuso non solo il dialogo con l’altro ,ma anche quello con sé stesso. L’alterazione del rapporto col reale frammenta la memoria cosciente, silenzio e sintomi occupano lo spazio del dolore, che difficilmente trova spontaneamente la via delle parole, almeno finchè perdura la situazione di violenza o comunque fintanto che il bambino vittima sente di potersi fidare-affidare ad una figura protettiva.
Comprendiamo che i bambini abusati possono avere grandi difficoltà alla narrazione e condivisione dei ricordi legati al trauma , sia per amnesia selettiva ,sia perché devono fare i conti con sentimenti di forte vergogna e autodeprecazione.
I vissuti che li caratterizzano ce li mostrano confusi, spaventati, invasi da sentimenti di rabbia, colpa, vergogna, paura, sessualizzazione e impotenza .
Sembra evidente una forte correlazione tra emozioni negative e possibile amnesia ,anche parziale, di eventi traumatici .
Uno studioso della memoria, Morton , sul modo in cui avviene il recupero dei ricordi scrive “…se si può recuperare l’amnesia degli eventi ,dobbiamo contemporaneamente assumere che alcune tracce di memoria dell’abuso si siano depositate nel momento della sua occorrenza. Se il ricordo si riattiva successivamente, e per quel tanto che viene riattivato ,allora l’amnesia non può distruggere la traccia di memoria cancellandola o seppellendola.”
Secondo questo studioso esiste un modello cognitivo della memoria ‘le registrazioni intestate’, per cui “per ogni evento esiste una cartella in cui si può trovare la registrazione di quanto accaduto” .
Al contrario dalla tesi associativa, egli ritiene che esista una sorta di scheda intestata per ogni registrazione e che tali registrazioni siano indipendenti una dall’altra. “le intestazioni hanno vari componenti e non è necessario che la corrispondenza tra intestazione e descrizione sia completa. Sarebbe possibile, allora, che la registrazione venga recuperata con altri indizi, come il luogo dove la persona è stata incontrata l’ultima volta. Se assumiamo che la registrazione è stata recuperata, tutte le informazioni in essa contenute possono essere potenzialmente disponibili.”(4)
Ciò può aiutarci a comprendere non solo la ragione della confusione e frammentazione che a volte caratterizzano i ricordi di abuso, ma anche la loro veridicità, quando questi ,pur se discontinui e confusi , risultano legati ai vissuti traumatici caratteristici delle piccole vittime.
Quello che è stato poi sottolineato nel corso degli studi è che il recupero della memoria e quindi dei ricordi “è sensibile a variazioni di stato come l’emotività…”.
Se una delle concause della negazione dei ricordi di abuso è legata a profonde emozioni negative sperimentate nella relazione invasiva con l’altro, il loro ricordo e la possibilità di esprimerlo ,può altresì legarsi ad emozioni positive di empatia , accettazione e facilitazione, sperimentate in altre relazioni.
I bambini abusati raccontano spesso di essere stati ripetutamente minacciati implicitamente o esplicitamente e di avere temuto di essere puniti, picchiati ed a volte uccisi , oltre che non creduti, se avessero rivelato i fatti legati all’abuso.
I bambini conosciuti avevano tutti creduto che tali avvertimenti si sarebbero avverati e ciò è facilmente spiegabile con la situazione di totale sottomissione da loro vissuta.
Se le emozioni, paura ,dolore, vergogna, colpa… sono state la via della negazione , della rimozione, del silenzio dei ricordi ,è attraverso una situazione emotivamente rassicurante che può essere facilitato il loro recupero e racconto.
La vita per molti, troppi bambini è diventata un incubo dal quale spesso non vedono l'uscita. I bambini che dovrebbero avere diritti, protezione, educazione, istruzione e genitori che li amano si ritrovano oggetti dei più svariati, sadici e perversi piaceri di porci criminali della vita di questi piccoli angeli. La vita, la cosa più preziosa e importante che abbiamo, ogni giorno viene buttata nel cesso dalla disumanità di pedofili e di chi li difende parlando di falsi abusi, dall'indifferenza delle persone, dal tradimento degli adulti e spesso dall'ingiustizia delle pene non sempre certe.
I bambini hanno diritto alla loro vita nella sua integrità.
A tutti i bimbi usati, abusati, diventati merce o pezzi di ricambio per luridi traffici in un mondo di adulti che non vi meritano, che sanno e fanno finta di non sapere e che non fanno niente per rispettarvi, voglio ridedicarvi questa poesia chiedendovi scusa.
NON SAPEVO
Non sapevo quanto fosse grave;
credevo non esistesse.
Sono sconvolto davanti a un crimine
che ruba la magia
all'infanzia.
Non sapevo quanto facesse male;
segni e cicatrici non si vedono.
Ma poi nella vita
si paga
tanta brutalità.
Non sapevo come ti sentissi;
non eri più nessuno.
Sapevo che ti chiudevi in te stesso
senza far trasparire nulla.
Non sapevo cosa fare;
come poterti aiutare.
Che avevi solo bisogno di un amico
qualcuno con cui parlare.
Adesso so che ti posso aiutare;
posso cambiare qualcosa anch'io.
Sarò al tuo fianco, griderò con te
e nessuno potrà più dire
"NON SAPEVO"
Cindj M. Adams
UNA BELLA NOTIZIA
IL PREDATORE E' STATO TROVATO

Interpol pubblica una sua foto sul web: trovato negli Usa e arrestato un ricercato per pedofilia
E' stato localizzato e arrestato negli Stati Uniti, Wayne Nelson Corliss, il cinquantanovenne accusato di reati di pedofilia e ricercato da due giorni dall'Interpol.
L'organismo di coordinamento delle polizie mondiali, che ha sede a Lione, in Francia, aveva diffuso alcune foto dell'uomo sulla rete web, permettendo così la sua cattura.
E' la seconda volta che Interpol decide di lanciare un appello pubblico. Nello scorso ottobre una analoga iniziativa aveva portato all'arresto in Tailandia di un altro ricercato per abusi sui minori.
Un grazie dal profondo del cuore a tutte le persone che hanno contribuito a fermare questo assassino di anime innocenti.
GRAZIE
Violenza sessuale su un'intera classe
Ai domiciliari il maestro-orco
Milano, 7 maggio 2008 - Un maestro elementare originario di Napoli, è SOLO agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata e maltrattamenti. Secondo il sostituto procuratore milanese, Marco Ghezzi, l'insegnante avrebbe sottomesso un'intera classe di 20 bimbi di una quarta elementare del capoluogo lombardo, abusando sessualmente di alcuni di loro e istigando altri a commettere soprusi nei confronti dei compagni.
Il provvedimento di custodia cautelare nei suoi confronti è stato eseguito nel dicembre scorso, ma la notizia è emersa solo oggi in occasione dell'incidente probatorio tenuto a Palazzo di Giustizia durante il quale le presunte vittime avrebbero confermato gli abusi subiti.
Oltre al maestro, la Procura ha denunciato anche il preside dell'istituto reo di non aver ascoltato le segnalazioni fatte dai genitori dei bambini. L'indagine è nata proprio su segnalazione delle famiglie dei piccoli alunni e anche di alcuni insegnanti colleghi del maestro agli arresti che avevano in qualche modo avvertito la 'sofferenzà di quella classe.
ALLA FACCIA DELL' ISTRUZIONE. SI MANDANO I FIGLI A SCUOLA PERCHE' POSSANO AVERE UN FUTURO MIGLIORE E IL COGLIONE DI TURNO TE LI ROVINA PER TUTTA LA VITA, UCCIDE LORO L'ANIMA.
Questi luridi maiali, la feccia di questa nostra società, creata da noi e protetta, si sta moltiplicando a dismisura, sono diventati peggio dell'AIDS, della PESTE
L'insegnante avrebbe sottomesso una classe di 20 bimbi di una quarta elementare abusando sessualmente di alcuni di loro e istigando altri a commettere soprusi nei confronti dei compagni
Pedofilia :
appello Interpol per individuare quest'uomo



L'Interpol chiede la collaborazione dei cittadini per identificare un uomo ritratto in foto di abusi sessuali su bambini in una serie di immagini reperibili su Internet e recuperate dal computer di un condannato per pedofilia. Nome, nazionalita' e luogo di proveienza dell'uomo sono sconosciuti, mentre le fotografie che lo ritraggono si ritiene siano state prese nel Sud-Est asiatico e raffigurano abusi sessuali su almeno tre ragazzi di eta' compresa tra i 6 e i 10 anni. Le prime fote del l'uomo sono state originariamente scoperte dalla polizia in Norvegia nel marzo 2006.
Il segretario generale dell'Interpol, gen. Ronald K. Noble, ha spiegato che le polizie di tutto il mondo hanno fatto di tutto per trovare quest'uomo "che chiaramente rappresenta un pericolo per bambini piccoli, e ora stiamo chiedendo al pubblico di contribuire a individuare questo predatore e proteggere altre potenziali vittime di abusi. Quando abbiamo fatto un simile appello lo scorso anno, sono state le informazioni fornite dal pubblico che hanno contribuito a individuare e localizzare Christopher Paolo Neil, che e' ora in carcere con accuse di abusi du minori. Speriamo che la gente di tutto il mondo sappia di nuovo giocare un ruolo vitale nel rintracciare questo uomo che altrimenti potrebbero continuare ad abusare sessualmente di bambini piccoli".
Kristin Kvigne, Assistente del Direttore Interpol per la tratta degli esseri umani, ha sottolineato che vi sono state attente riflessioni prima di pubblicare le foto: "si trattava di una attenta considerazione sulla decisione di pubblicare questa seconda immagine di uomo in un appello pubblico. Nostro dovere di ufficiali di polizia giudiziaria e' quello di proteggere i bambini e riteniamo che questo appello, nome in codice Operazione IDent, ci aiuterà a farlo". Kvigne ha precisato che "Mentre queste immagini sono state scoperte solo due anni fa, riteniamo che le fotografie siano state scattate tra l'aprile 2000 e il maggio 2001, per cui e' chiaro che quest'uomo sara' piu' vecchio di quello che appare nelle immagini."
Chiunque abbia informazioni sull'identita' di quest'uomo e su dove si trovi attualmente e' invitato a contattare la polizia locale o il Segretariato generale dell'Interpol (fax (33) 4 72 44 71 63). L'Interpol mette in guardia dal prendere iniziative diverse da queste entrando in contatto diretto con il soggetto
MAROCCO/ MAESTRO VIOLENTA 8 ALUNNE TRA CUI LA FIGLIA, ARRESTATO
A denunciarlo è stata la figlia. La moglie insegna stessa scuola
"l'insegnante è stato accusato di avere distrutto con la violenza l'integrità morale delle alunne", espressione giuridica per indicare che è stato commesso lo stupro. "A svelare le violenze praticate dall'uomo - scrive il giornale - è stata la figlia che è studentessa nella medesima scuola". La figlia avrebbe fornito tutti i dettagli degli abusi commessi dal padre su lei stessa e sulle sue compagne ed "alcune volte con compagni maschi".
Secondo informazioni raccolte da al Sabahiyeh, "il maestro convocava le studentesse della sua classe per obbligarle a pratiche sessuali". "Chi si rifiutava - dicono fonti del giornale - veniva picchiato dall'insegnate con un bastone".
La polizia sospetta che le vittime delle violenze "siano molte di più di quelle accertate". Dietro richiesta dei genitori, tutti gli studenti della classe sono stati sottoposti a perizie mediche per verificare "se hanno subito violenze sessuali".