Solo la virtù concede un buon Karma e la più grande virtù è la compassione. Budda. NON PER I PEDOFILI
Fin'ora ho sentito parlare di pedofili, di come guarirli, del perchè sono le bestie che sono e dei falsi abusi.
Delle vittime che sono bambini anche piccolissimi, del grande e grave danno che subiscono, del loro recupero se possibile,nessuno ne parla. Io credo che il nostro primo obiettivo sia quello di proteggere tutti questi bimbi, di amarli rendergli giustizia, credergli e non tradirli. In quanti ai predatori di bambini, il come , il quando e il perchè non me ne frega, per me sarebbero tutti su una sedia elettrica. Non si possono curare, se malattia, (a mio avviso pervertiti senza anima e rispetto per la vita), le pene sono sempre molto lievi quando ci sono, quindi l'erbaccia si estirpa. Ho trovato una relazione dove spiega i danni di questi angeli, vi propongo la prima parte.
LA PAROLA SCRITTA IN TERAPIA: Parole per cura
di Ester di Rienzo
(psicologa,psicoterapeuta sistemica presso il ‘Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia’ del Comune di Roma, Assessorato ai ServiziSociali)
Il silenzio dentro e fuori: dimentico, non ne parlo perché ho paura, vergogna
I bambini sessualmente abusati ,che sono stati miei piccoli pazienti, hanno spesso innalzato barriere tra sé e il trauma. Sono bambini che a volte hanno perso parte dei ricordi del trauma , altre non possiedono le parole per ripensarlo e nominarlo .
Può accadere che non possano pensarlo l’abuso e anche nel pensiero restino senza parole, che non riescano a conservarlo nella memoria o che non conoscano le parole per chiamarlo, infatti ‘abuso’ è una parola degli adulti.
Come aiutarli nella riappropriazione di una storia, la loro, che non amano , in cui non vogliono riconoscersi? Come ascoltarli in una narrazione che rievoca la loro sofferenza?
Sappiamo che sono gli aspetti emotivi negativi, quelli che interferiscono sulla capacità di ricordare ,che il conflitto mobilita meccanismi difensivi quali rimozione, negazione, dissociazione, estraneamento…
Sappiamo anche che i bambini vittima di trauma sessuale ripetuto, il trauma di tipo due, hanno sperimentato una comunicazione patologica che nega e distorce il significato di quello che il bambino vive, rendendogli confuso non solo il dialogo con l’altro ,ma anche quello con sé stesso. L’alterazione del rapporto col reale frammenta la memoria cosciente, silenzio e sintomi occupano lo spazio del dolore, che difficilmente trova spontaneamente la via delle parole, almeno finchè perdura la situazione di violenza o comunque fintanto che il bambino vittima sente di potersi fidare-affidare ad una figura protettiva.
Comprendiamo che i bambini abusati possono avere grandi difficoltà alla narrazione e condivisione dei ricordi legati al trauma , sia per amnesia selettiva ,sia perché devono fare i conti con sentimenti di forte vergogna e autodeprecazione.
I vissuti che li caratterizzano ce li mostrano confusi, spaventati, invasi da sentimenti di rabbia, colpa, vergogna, paura, sessualizzazione e impotenza .
Sembra evidente una forte correlazione tra emozioni negative e possibile amnesia ,anche parziale, di eventi traumatici .
Uno studioso della memoria, Morton , sul modo in cui avviene il recupero dei ricordi scrive “…se si può recuperare l’amnesia degli eventi ,dobbiamo contemporaneamente assumere che alcune tracce di memoria dell’abuso si siano depositate nel momento della sua occorrenza. Se il ricordo si riattiva successivamente, e per quel tanto che viene riattivato ,allora l’amnesia non può distruggere la traccia di memoria cancellandola o seppellendola.”
Secondo questo studioso esiste un modello cognitivo della memoria ‘le registrazioni intestate’, per cui “per ogni evento esiste una cartella in cui si può trovare la registrazione di quanto accaduto” .
Al contrario dalla tesi associativa, egli ritiene che esista una sorta di scheda intestata per ogni registrazione e che tali registrazioni siano indipendenti una dall’altra. “le intestazioni hanno vari componenti e non è necessario che la corrispondenza tra intestazione e descrizione sia completa. Sarebbe possibile, allora, che la registrazione venga recuperata con altri indizi, come il luogo dove la persona è stata incontrata l’ultima volta. Se assumiamo che la registrazione è stata recuperata, tutte le informazioni in essa contenute possono essere potenzialmente disponibili.”(4)
Ciò può aiutarci a comprendere non solo la ragione della confusione e frammentazione che a volte caratterizzano i ricordi di abuso, ma anche la loro veridicità, quando questi ,pur se discontinui e confusi , risultano legati ai vissuti traumatici caratteristici delle piccole vittime.
Quello che è stato poi sottolineato nel corso degli studi è che il recupero della memoria e quindi dei ricordi “è sensibile a variazioni di stato come l’emotività…”.
Se una delle concause della negazione dei ricordi di abuso è legata a profonde emozioni negative sperimentate nella relazione invasiva con l’altro, il loro ricordo e la possibilità di esprimerlo ,può altresì legarsi ad emozioni positive di empatia , accettazione e facilitazione, sperimentate in altre relazioni.
I bambini abusati raccontano spesso di essere stati ripetutamente minacciati implicitamente o esplicitamente e di avere temuto di essere puniti, picchiati ed a volte uccisi , oltre che non creduti, se avessero rivelato i fatti legati all’abuso.
I bambini conosciuti avevano tutti creduto che tali avvertimenti si sarebbero avverati e ciò è facilmente spiegabile con la situazione di totale sottomissione da loro vissuta.
Se le emozioni, paura ,dolore, vergogna, colpa… sono state la via della negazione , della rimozione, del silenzio dei ricordi ,è attraverso una situazione emotivamente rassicurante che può essere facilitato il loro recupero e racconto.
