Questa è la 2° parte. Leggetela spiega il perchè di molti comportamenti e delle rimozioni di eventi traumatici di bambini abusati
L’ ascolto attraverso la parola scritta
Mio Dio che dolore atroce, che terrore, angoscia provano queste povere creature. Quanta crudeltà e disumanità sono COSTRETTI a sopportare per chissà quanto tempo. E' inconcepibile e vergognoso il livello talmente basso dove siamo finiti, la mancanza di rispetto che abbiamo nei confronti di questi bambini, dell'infanzia, della VITA, perchè loro sono la vita.
Il silenzio a cui sono costretti, ma anche a cui i bambini si costringono, rappresenta una seconda pena , un’altra solitudine. Quando un bambino subisce senza chiedere aiuto, questo ci parla di una sofferenza indicibile, oltre che impensabile: quella di chi si sente colpevole, sporco, immeritevole di essere amato .La pena e la solitudine di un bambino che non ritiene di potersi confidare ,né di essere aiutato.
Quando ricorda cosa ha subito, viene spesso sopraffatto dalla vergogna e da percezioni emotive e corporee che si ripropongono intense e lo possono indurre ad allontanare da sé il pensiero sul trauma.
Spesso i bambini vittima, non riescono a tradurre in parole l’orrore che hanno vissuto e, prima delle parole, scelgono i simboli offerti da giochi, disegni, scritti, che permettono di parlare senza nominare.
La parola scritta può precedere quella parlata, può venire loro in aiuto perchè mette distanza tra sé e le cose, resta, può essere letta e riletta, il bambino la ritrova e vi si ritrova controllando meglio la paura di essere nuovamente sopraffatto Può accadere che mentre i bambini raccontano o ripensano , ricorrano a vecchie difese e descrivano la dissociazione vissuta, scrivendo o parlando di sé come posti in altri luoghi, o altro da sé: “io morivo, ero morta… dopo mi dava l’acqua e io rinascevo”, “…non ero lì, andavo in Brasile: era un posto bellissimo, era lontano…”,” …venivano i leoni magici e mi salvavano…”.I bambini possono provare così tanta paura nell’evocare la persona che li ha abusati, da immaginare di vederla vicina e minacciosa e dopo averlo ricordato scrivere “ …l’ho visto vicino alla scuola, sembrava lui, era lì perché voleva prendermi” .
Quando un bambino rivela di aver subito un abuso e ne ripercorre eventi e vissuti, spesso riattiva aspetti difensivi, che vanno rispettati e compresi ,poiché anche la rievocazione è fonte di grande dolore. Una bambina mi diceva ”non posso dirtelo… se lo dico mi fa paura”.
La rivelazione di un abuso è un grande atto di fiducia di bambini abituati a non potersi fidare di sé e dell’altro, è un grande coraggio di bambini che mostrano la loro vergogna.
Le parole escono minime, sfiduciate, tormentate, affaticate. I bambini abbassano la testa ,dimostrano tutto il loro dolore, le parole sono troppo angosciose da pronunciare e ascoltare.
Allora in risposta al disagio, al turbamento, alla difficoltà dei bambini di cui ho accolto la rivelazione, ho proposto loro di scrivere e disegnare, come punto di partenza per narrare e condividere.
Non si può né si deve forzare un bambino in difficoltà a parlare di sé, ma gli si può offrire una strada diversa per dare voce alla sua storia : lo scritto.
Nel corso della mia esperienza di psicodiagnosi e terapia in un centro specialistico sull’abuso e il maltrattamento , ho sperimentato che l’utilizzo della parola scritta da parte del bambino e a volte anche del terapeuta, già all’interno del protocollo di valutazione, può costituire un valido aiuto. Lo scrivere facilita nel bambino non solo la possibilità di ritrovare i ricordi, ma anche quella di esprimerli e condividerli.
A volte i bambini ,in fase di rievocazione della loro storia di abuso ,recuperano un ricordo grazie ad uno stimolo percettivo, ad uno stato d’animo, ad un contesto , che li riportano ad aspetti dell’evento traumatico.
A volte i bambini non sono stati ritenuti ‘credibili’ dai periti perchè parlano di posti meravigliosi e lontani dove raccontano di essere stati, di animali magici che li proteggevano, di forze grandiose in loro possesso o di salvatori potenti in loro soccorso. Parlano dei loro meccanismi difensivi e può essere più facile per loro far comprendere il significato di tali proiezioni quando hanno avuto a disposizione con continuità un foglio bianco dove scrivere .Può essere meno pauroso che parlare.
Nel corso delle mie valutazioni e terapie il ricorso allo scritto, come proposta sempre presente nella stanza di terapia, ha rappresentato una risorsa preziosa in termini di possibilità ricostruttiva e soprattutto una modalità espressiva apprezzata dai bambini.