Solo la virtù concede un buon Karma e la più grande virtù è la compassione. Budda. NON PER I PEDOFILI
Ecco la 3° e ultima parte dei gravi danni psicologici che i bambini abusati affrontano con molta sofferenza, dolore e colpevolizzandosi. Io credo che per quanto riescano a superare il trauma, mancherà loro per sempre quel pezzo di anima, di spensieratezza e luce che gli hanno calpestato, ucciso. Credo (è solo un mio pensiero) che l'abuso sia la cosa peggiore che si possa fare ad un bambino o una donna, entrano nella tua intimità nel tuo io sporcandola, annientandola e facendola a pezzi, perdendola e lasciando il vuoto.
3° parte
Lettura silenziosa…lettura condivisa: l’ascolto di sé, il dialogo con l’altro.
Disegni e scritti eseguiti liberamente dai bambini, vengono guardati insieme e spesso i bambini vogliono che sia il terapeuta a leggerli una prima volta silenziosamente e solo dopo aver osservato le sue reazioni ed essersi rassicurati della sua accoglienza permettono che vengano letti ad alta voce. La lettura silenziosa del terapeuta sembra equivalere alla possibilità di contenere dentro di sé, attraverso l’altro che può farlo.
Il terapeuta che legge e il bambino che lo guarda leggere rappresentano una prima pensabilità e dicibilità dell’abuso.
L’abuso vissuto in solitudine viene condiviso ed è possibile parlarne nel silenzio della parola scritta, in un modo che sia sopportabile per bambini molto doloranti. E’ un modo delicato di guardare e mostrare le proprie ferite.
Poi la lettura condivisa, la verbalizzazione di quanto il bambino ha scritto, l’ascolto di sé, passaggio importante verso la ricostruzione della propria storia, in cui il bambino inizia a riconoscersi vittima.
Durante la fase della rivelazione spesso i bambini, una volta sperimentata questa strada, chiedono spontaneamente di scrivere, disegnare gli abusi subiti e li descrivono utilizzando nuove possibilità espressive .
Una prima valenza del carattere autoriflessivo della scrittura è rappresentata dall’aiuto che il bambino riceve nell’andare indietro con la memoria, rievocare fatti ed emozioni, dare ordine alla confusione paurosa del non detto.
I contenuti della memoria ,riemersi nel dialogo interno e in quello col terapeuta, prendono con la parola scritta una dimensione dicibile, che permette di esprimere quanto a lungo è stato taciuto trovando sfogo per la via dei sintomi..
La forza della parola scritta aiuta a vincere paura , vergogna,colpa.
E’ stato spesso necessario per sopravvivere proteggere la coscienza dal ricordo insopportabile di riconoscere nel genitore o in un adulto da cui ci si aspetta protezione un ‘ mostro’, come dice questa bambina:”perché se qualcuno violenta un bambino,il bambino gli vuole bene?Io volevo bene a mio padre,poi…ho scoperto che mi ha violentata,cioè mentre mi violentava avevo paura e non pensavo chi fosse,poi ho visto chi era e mi dispiaceva. Allora…io lo dimenticavo.”
Le parole scritte diventano un importante elemento di confronto con sé, uno specchio della grave esperienza subita ,delle emozioni provate nell’aggressione a volte seduttiva, nella mancata protezione, nel tradimento.
Sono di aiuto a vincolare la realtà, ad accettarla ed elaborarla, reintegrando in sé parti rifiutate perché troppo dolorose.
La dimensione della parola scritta costituisce un innegabile elemento di realtà, un aiuto a mantenere continuità e fedeltà con pensiero e memoria, una possibilità di mettere ‘fuori di sé’, per ufficializzare e iniziare a non identificarsi con colpa e vergogna. Un modo per raccontare e talvolta gridare la rabbia, per chiedere aiuto e consolazione e poi anche forse perdonare.
E’ difficile negare il proprio scritto, i propri disegni. Questi diventano un’ancora che aiuta a non perdersi, a ritrovare la memoria di sé. Ciò che viene scritto permane dentro di sé e davanti agli altri, ha valore condiviso e costituisce specchio di ricordi a cui è permesso dar voce .
Spesso i bambini abusati non sanno se fidarsi delle loro stesse percezioni, succedeva che l’abusante a cui chiedevano ‘non farlo più…mi fai male”, rispondesse “zitta scema, non ti ho fatto niente…te lo sei sognato”, o che venissero terrorizzati da minacce spaventose se avessero svelato il segreto.
L’abitudine al silenzio è stata a lungo unica scelta: paura, vergogna, colpa hanno rappresentato un silenziatore della memoria, un impedimento a condividere con sé prima che con gli altri.
Le distorsioni comunicative nel dialogo familiare e nel dialogo interno, in cui non si poteva riconoscere e dar voce alla realtà, comportano spesso una discontinuità della coscienza.
L’identità, la sua integrità, si basa su conferme e disconferme in un meccanismo circolare ricorsivo di schemi interattivi. Perché la coscienza si ricostituisca sono necessari nuovi incontri relazionali. Nel permettere, proporre al bambini di scrivere il terapeuta gli offre uno strumento che , nei casi di abuso, consente al bambino di dare visibilità e dignità a parti a lungo negate, di riconoscersi vittima.
Poi non si può più fingere e agire in altri modi il dolore del trauma subito, ma si chiede consolazione e cura.
Nel modello proposto il terapeuta incontra il bambino in una stanza in cui c’è sempre un tavolino con fogli ,matita, penna e colori. Già nel corso del primo colloquio dei casi di valutazione ,il bambino spesso scrive quale o quali obiettivi sono per lui importanti, parla dei suoi ‘buoni motivi’ .
La possibilità di scrivere è sempre offerta e spesso utilizzata, anche attraverso un quadernone che il terapeuta gli consegna e che il bambino sceglie se utilizzare solo nello spazio terapeutico, affidandolo ogni volta al terapeuta a cui chiede di conservarlo , ritrovandolo così nel corso dei colloqui, o invece portandolo con sé e scrivendoci anche a casa per poi riportarlo in terapia e leggerlo insieme.
La valenza dello scritto può avere una funzione importante nella relazione tra il bambino e il terapeuta, tra il bambino e il suo abusante, tra il bambino e il genitore potenzialmente protettivo.
Nell’accogliere ciò che il bambino scrive, il terapeuta diviene testimone della sua storia attraverso una gradualità di passaggi che rispettano le sue possibilità di riconoscere e rievocare il dolore subito.
Prudenza e rispetto della fragilità dei bambini abusati ,oltre che naturalmente grande cura ad evitare qualunque tipo di induzione o suggestione, caratterizzano questo percorso. Sono da evitare infatti domande suggestive o induttive, ma è un diritto del bambino essere ascoltato con attenzione e ricevere domande di approfondimento su quanto dice.Si tratta di un tempo in cui, con sensibilità e grazie ad una formazione specialistica e alla supervisione, si segue il bambino, accogliendone e approfondendo le sue parole, a volte prima scritte che parlate.
In certi casi il terapeuta può proporre al genitore di accogliere gli scritti del figlio, senza più rifiutarne le parti legate all’abuso e talora alla propria complicità e mancata protezione. Questo ascolto del figlio attraverso la lettura di suoi scritti è preceduto da un lungo processo di sensibilizzazione che prende il via, come in ogni terapia, dal ripercorrere da parte del genitore la propria storia ,spesso idealizzata.
I processi di negazione del genitore sono simili a quelli compiuti dal figlio e attraverso la lettura delle lettere del figlio anche il genitore può riuscire a riprendersi il suo dolore. La valenza della lettera funge da filtro che permette di darsi un tempo protettivo di elaborazione ed accoglienza.
Anche il terapeuta in seduta può scrivere per rispondere al bambino, per chiedere di capire meglio, di dare significato ,in una modalità di reciprocità che nell’esperienza di chi scrive, si è spesso rivelata gradita ai bambini e facilitante di rivelazioni molto dolorose.
