Chi sono

Blogger: Herta1971
Nome: Herta Mascher
Sono una mamma di 2 bimbe piccole, preoccupata per il loro futuro in questo mondo, che non ha rispetto per nessuno nemmeno degli angeli sono anche amica di Frassi e la sua associazione Prometeo, dalla parte dei bambini. Ho deciso di aprire un blog per potermi tenere aggiornata degli orrori che purtroppo devastano l'infanzia,e nella mia misera possibilità rendere partecipe chi interessato,scambiando opinioni e fatti di cronaca.Ma soprattutto per gridare il mio NO ALLA PEDOFILIA ed a OGNI TIPO DI VIOLENZA PERPETRATA ALL' INFANZIA ( la cosa più preziosa che ci sia stata donata). AVVERTENZA: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.non può per tanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001 Visto gli argomenti trattati ed il linguaggio utilizzato, il blog è riservato ad un pubblico adulto. L'autore di questo blog non risponde dei commenti, anonimi e non inseriti dagli utenti

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Storie di Angeli e Bimbi

lunedì, 23 giugno 2008

COPIO E INCOLLO DAL BLOG DI MAX

Drogati si esibivano in una minuscola cittadina vicino a Dallas

 
Scoperto asilo degli orrori in Texas
Bambini di 5 anni costretti a porno show


Due persone sono state condannate: la giuria popolare in cinque minuti ha deciso l'ergastolo
NEW YORK - L’asilo degli orrori non aveva finestre e operava in incognito in una minuscola cittadina del Texas, a un’oretta di macchina da Dallas. A Mineola, comunità ultraconservatrice di 5.100 anime e 30 chiese, sapevano che là dentro succedeva qualcosa di losco, ma credevano fosse un club per scambi di coppie. Nessuno avrebbe mai immaginato che bambini, alcuni di appena cinque anni, erano costretti a esibirsi in spettacoli porno di fronte a una platea di adulti.
DROGATI - Avevano come unico alleato, per sopportare gli abusi, dei potenti analgesici a base di codeina, le chiamavano «le pillole che fanno diventare scemi». Già due persone sono state condannate in relazione alla vicenda. Alla giuria popolare, che ha deliberato all’inizio dell’anno, sono bastati cinque minuti in camera di consiglio per decidere: ergastolo, il massimo della pena. Lunedì inizia il processo per una terza persona, con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di minori aggravato, per avere cercato di interferire nelle indagini e per concorso in attività criminosa. Sono in tutto sei le persone nel mirino, uno di loro è il genitore dei tre fratellini coinvolti, che ora hanno 12, 10 e 7 anni. Con loro c’era anche la sorella di uno degli organizzatori, che oggi ha dieci anni. Erano costretti a esibirsi di fronte a 50-100 persone una volta alla settimana. L’orrore è finito nel 2004, quando il proprietario dell’edificio ha sfrattato gli organizzatori. Già perché prima di essere un teatro di orribili abusi, quello era un asilo vero. L’indagine è iniziata l’anno dopo. Tutto avveniva a pochi passi dalla redazione del quotidiano locale, il Mineola Monitor. Le voci sul sex club giravano in città, ammette il direttore che poteva vedere l’edificio dalla finestra del suo ufficio, ma nessuno aveva mai parlato di bambini.

martedì, 17 giugno 2008

L' ennesima violenza nei confronti dei bambini.

Quanto è facile prendersela con loro, manipolarli, minacciarli, picchiarli, abusarli, offenderli, umiliarli, tradirli ed ucciderli. E' la cosa più facile al mondo, tanto sono piccoli, impauriti, fedeli, buoni e molto indifesi. Indifesi da tutto e da TUTTI. Quanto schifo fanno gli adulti vigliacchi che toccano i bambini.

violenzaPicchia il figlio e lo manda in ospedale


L'origine dei fatti nella tarda mattinata di ieri, quando i militari, su richiesta degli stessi sanitari, sono intervenuti presso il pronto soccorso dell'ospedale del paese dove si stavano prestando le necessarie cure mediche a un bambino di 10 anni, ferito alla testa. Gli accertamenti effettuati dai militari hanno consentito di capire che il piccolo era stato percosso dalla madre in evidente stato di ubriachezza

Denunciata una giovane madre
Maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti del bimbo di 10 anni, che è finito in ospedale e affidato ai servizi sociali. Sono queste le accuse di cui dovrà rispondere una donna di trent'anni
 
 Reggio Emilia, 17 giugno 2008 - Maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti del figlio, che è finito in ospedale e affidato ai servizi sociali. Sono queste le accuse di cui dovrà rispondere una donna di 30 anni residente in provincia. La donna, denunciata dai carabinieri, avrebbe gravi problemi legati all'alcolismo. Un'ennesima triste vicenda di violenza in famiglia quella che ha visto protagonista la giovane donna, che ha colpito alla testa con un corpo contundente il figlio di 10 anni che per le lesioni riportate alla testa è stato accompagnato in ospedale dove gli è stata medicata la ferita. Dieci i giorni della prognosi.
 
postato da: Herta1971 alle ore 12:55 | link | commenti (3)
categorie: bambini, cronaca, violenza minori in casa
venerdì, 13 giugno 2008

E' forse la nuova moda, o un nuovo modo schifoso, ripugnante e vigliacco per passare il tempo con i

BAMBINI ?

FATE SCHIFO

Turismo sessuale in aumento tra i giovani italiani

pedofiliaAllarma il numero di italiani che viaggia per incontri a sfondo sessuale

A renderlo noto, l'associazione di avvocati “Legale nel sociale"


Roma, 13 giu. - E' allarmante il numero di turisti italiani che ogni anno si reca nei Paesi in via di sviluppo per incontri sessuali con minorenni: circa ottantamila, e sono in aumento i giovani tra 20 e i 30 anni. Lo ha spiegato l'associazione di avvocati “Legale nel sociale”, nel corso di un convegno tenuto a Roma. "Il fenomeno, così diffuso e drammatico, non può essere liquidato come pedofilia, visto che tra i turisti sessuali solo il 3% è pedofilo" ha riferito l'associazione.

Secondo l’associazione, (nata nel 2005 e composta da 18 soci specializzati in diritto civile, penale ed amministrativo che mettono a disposizione le loro competenze per il volontariato), “la risposta normativa e culturale a questo fenomeno è insufficiente e spesso si dimentica che i bambini sono tali in ogni parte del mondo e che, ovunque essi siano, debbono godere delle medesime tutele e degli stessi diritti garantiti in Italia”. Personalmente credo che i bimbi italiani abusati o venduti non abbiano molti diritti, anzi......

Sono oltre 2 milioni i bambini vittime di sfruttamento sessuale nel mondo: un quarto sono asiatici. “Intrattenersi” con loro costa circa 20 dollari, ma ci sono paesi come il Brasile dove il prezzo può scendere anche sotto i 5 dollari. Una delle mete preferite dai turisti del sesso, giovani e meno giovani, è il Kenya. Secondo i dati raccolti dall'Unicef e dal governo keniota lo sfruttamento di bambini e bambine è in vertiginoso aumento soprattutto nelle zone costiere del Paese africano.

“Il fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori malgrado nel sentire comune sia considerato ripugnante ed inaccettabile, è oggi una pratica molto diffusa tra i viaggiatori italiani all’estero. Le cronache di questi ultimi mesi hanno portato in prima pagina casi emblematici di turisti italiani che occasionalmente o in maniera continuativa si recavano in Thailandia, Brasile, Filippine, per praticare sesso con minori” spiegano i responsabili di “Legale nel sociale”.


VARESE

ARRESTATO 30ENNE PER ABUSI SU TRE MINORI

APCOM Attirava ragazzi in garage e filmava violenza


Roma, 13 giu. (Apcom) - Un trentenne italiano, residente a Tradate (Varese), incensurato, è stato arerstato questa mattina dalla Squadra mobile della questura di Varese per aver abusato, all'interno del garage della sua abitazione, di almeno tre minori di anni 12, filmando gli atti sessuali compiuti.

Il provvedimento restrittivo e' stato emesso dal Gip presso il Tribunale di Varese, al termine di una tempestiva attività condotta dalla Squadra Mobile in stretta collaborazione con la Sezione Polizia Postale di Varese ed originata da notizia pervenuta alla predetta Sezione Polizia Postale confortata dall'analisi del materiale sequestrato a seguito della perquisizione domiciliare.

Nel corso della predetta attività e' emerso che l'indagato attirava i bambini, tutti maschi di età inferiore di anni 12, all'interno del garage, opportunamente insonorizzato, ed abusava di loro filmando gli atti sessuali compiuti.

 

 

 

postato da: Herta1971 alle ore 21:32 | link | commenti (5)
categorie: bambini, cronaca, turismo sessuale, pedofilia
mercoledì, 21 maggio 2008

isabella

Isabella è questa bimba brasiliana di 5 anni in un momento felice. La sua spensieratezza, la sua innocenza e infanzia sono state uccise dalla matrigna e il padre. Questo angelo di soli 5 anni è stato strangolato dalla matrigna e gettato dalla finestra dal padre. Non ci sono parole per descrivere omicidi così freddi e brutali contro bambini indifesi, contro i propri figli. Ogni secondo tantissimi angeli vengono picchiati a sangue, abusati sessualmente e uccisi da quelli che dovrebbero essere genitori che li proteggono e li amano. Milioni di bambini scendono all'inferno nelle mani di noi adulti per essere calpestati e gettati, sono diventati oggetti per ogni lurido e disumano traffico.  Non abbiamo più rispetto della vita, delle creature.

 


 


 GENITORI: PERCHE' TUTTO QUESTO

 

 

 

Perchè un genitore arriva a tanto, come può distruggere suo figlio, come può ucciderlo?  Questo è quello che noi adulti e spesso troppi "genitori" fanno ai figli, a bambini indifesi, spensierati.

Non sappiamo amare la vita che portiamo in grembo, non sappiamo rispettarla amarla e proteggerla, abbiamo perso ogni tipo di umanità, siamo diventati mostri vuoti dentro. Ci sono troppi bimbi che vengono al mondo con un destino crudele già segnato dalla malvagità di uno o l'altro genitore o magari tutti e 2. Quando il genitore è uno l'altro è comunque colpevole del suo silenzio e consenso, non protegge la vita, quella vita che ha messo al mondo e non pensava di finire all'inferno. O quella piccola vita nata per poi essere subito strappata. Sono troppi i bambini che soffrono, che perdono l'infanzia, la loro innocenza, spensieratezza, il loro diritto di essere bimbi per l'egoismo, la cattiveria, l'indifferenza, la malvagità, perversione e disprezzo della vita da parte degli adulti. 

BASTA CON OGNI TIPO DI ABUSO AI BAMBINI

HANNO IL DIRITTO DI ESSERE TALI

E NOI QUELLO DI PERMETTERGLI DI ESSERLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: Herta1971 alle ore 22:07 | link | commenti (7)
categorie: bambini, angeli in cielo, violenza minori in casa
sabato, 17 maggio 2008

Ecco la 3° e ultima parte dei gravi danni psicologici che i bambini abusati affrontano con molta sofferenza, dolore e colpevolizzandosi. Io credo che per quanto riescano a superare il trauma, mancherà loro per sempre quel pezzo di anima, di spensieratezza e luce che gli hanno calpestato, ucciso. Credo (è solo un mio pensiero) che l'abuso sia la cosa peggiore che si possa fare ad un bambino o una donna, entrano nella tua intimità nel tuo io sporcandola, annientandola e facendola a pezzi, perdendola  e lasciando il vuoto.

3° parte

Lettura silenziosa…lettura condivisa: l’ascolto di sé, il dialogo con l’altro.

 
Disegni e scritti eseguiti liberamente dai bambini, vengono guardati insieme e spesso i bambini vogliono che sia il terapeuta a leggerli una prima volta silenziosamente e solo dopo aver osservato le sue reazioni ed essersi rassicurati della sua accoglienza permettono che vengano letti ad alta voce. La lettura silenziosa del terapeuta sembra equivalere alla possibilità di contenere dentro di sé, attraverso l’altro che può farlo.
Il terapeuta che legge e il bambino che lo guarda leggere rappresentano una prima pensabilità e dicibilità dell’abuso.
L’abuso vissuto in solitudine viene condiviso ed è possibile parlarne nel silenzio della parola scritta, in un modo che sia sopportabile per bambini molto doloranti. E’ un modo delicato di guardare e mostrare le proprie ferite.
Poi la lettura condivisa, la verbalizzazione di quanto il bambino ha scritto, l’ascolto di sé, passaggio importante verso la ricostruzione della propria storia, in cui il bambino inizia a riconoscersi vittima.
Durante la fase della rivelazione spesso i bambini, una volta sperimentata questa strada, chiedono spontaneamente di scrivere, disegnare gli abusi subiti e li descrivono utilizzando nuove possibilità espressive .
Una prima valenza del carattere autoriflessivo della scrittura è rappresentata dall’aiuto che il bambino riceve nell’andare indietro con la memoria, rievocare fatti ed emozioni, dare ordine alla confusione paurosa del non detto.
I contenuti della memoria ,riemersi nel dialogo interno e in quello col terapeuta, prendono con la parola scritta una dimensione dicibile, che permette di esprimere quanto a lungo è stato taciuto trovando sfogo per la via dei sintomi..
La forza della parola scritta aiuta a vincere paura , vergogna,colpa.

E’ stato spesso necessario per sopravvivere proteggere la coscienza dal ricordo insopportabile di riconoscere nel genitore o in un adulto da cui ci si aspetta protezione un ‘ mostro’, come dice questa bambina:”perché se qualcuno violenta un bambino,il bambino gli vuole bene?Io volevo bene a mio padre,poi…ho scoperto che mi ha violentata,cioè mentre mi violentava avevo paura e non pensavo chi fosse,poi ho visto chi era e mi dispiaceva. Allora…io lo dimenticavo.”
Le parole scritte diventano un importante elemento di confronto con sé, uno specchio della grave esperienza subita ,delle emozioni provate nell’aggressione a volte seduttiva, nella mancata protezione, nel tradimento.
Sono di aiuto a vincolare la realtà, ad accettarla ed elaborarla, reintegrando in sé parti rifiutate perché troppo dolorose.
La dimensione della parola scritta costituisce un innegabile elemento di realtà, un aiuto a mantenere continuità e fedeltà con pensiero e memoria, una possibilità di mettere ‘fuori di sé’, per ufficializzare e iniziare a non identificarsi con colpa e vergogna. Un modo per raccontare e talvolta gridare la rabbia, per chiedere aiuto e consolazione e poi anche forse perdonare.
E’ difficile negare il proprio scritto, i propri disegni. Questi diventano un’ancora che aiuta a non perdersi, a ritrovare la memoria di sé. Ciò che viene scritto permane dentro di sé e davanti agli altri, ha valore condiviso e costituisce specchio di ricordi a cui è permesso dar voce .
Spesso i bambini abusati non sanno se fidarsi delle loro stesse percezioni, succedeva che l’abusante a cui chiedevano ‘non farlo più…mi fai male”, rispondesse “zitta scema, non ti ho fatto niente…te lo sei sognato”, o che venissero terrorizzati da minacce spaventose se avessero svelato il segreto.
L’abitudine al silenzio è stata a lungo unica scelta: paura, vergogna, colpa hanno rappresentato un silenziatore della memoria, un impedimento a condividere con sé prima che con gli altri.
Le distorsioni comunicative nel dialogo familiare e nel dialogo interno, in cui non si poteva riconoscere e dar voce alla realtà, comportano spesso una discontinuità della coscienza.
L’identità, la sua integrità, si basa su conferme e disconferme in un meccanismo circolare ricorsivo di schemi interattivi. Perché la coscienza si ricostituisca sono necessari nuovi incontri relazionali. Nel permettere, proporre al bambini di scrivere il terapeuta gli offre uno strumento che , nei casi di abuso, consente al bambino di dare visibilità e dignità a parti a lungo negate, di riconoscersi vittima.
Poi non si può più fingere e agire in altri modi il dolore del trauma subito, ma si chiede consolazione e cura.
Nel modello proposto il terapeuta incontra il bambino in una stanza in cui c’è sempre un tavolino con fogli ,matita, penna e colori. Già nel corso del primo colloquio dei casi di valutazione ,il bambino spesso scrive quale o quali obiettivi sono per lui importanti, parla dei suoi ‘buoni motivi’ .
La possibilità di scrivere è sempre offerta e spesso utilizzata, anche attraverso un quadernone che il terapeuta gli consegna e che il bambino sceglie se utilizzare solo nello spazio terapeutico, affidandolo ogni volta al terapeuta a cui chiede di conservarlo , ritrovandolo così nel corso dei colloqui, o invece portandolo con sé e scrivendoci anche a casa per poi riportarlo in terapia e leggerlo insieme.
La valenza dello scritto può avere una funzione importante nella relazione tra il bambino e il terapeuta, tra il bambino e il suo abusante, tra il bambino e il genitore potenzialmente protettivo.
Nell’accogliere ciò che il bambino scrive, il terapeuta diviene testimone della sua storia attraverso una gradualità di passaggi che rispettano le sue possibilità di riconoscere e rievocare il dolore subito.
Prudenza e rispetto della fragilità dei bambini abusati ,oltre che naturalmente grande cura ad evitare qualunque tipo di induzione o suggestione, caratterizzano questo percorso. Sono da evitare infatti domande suggestive o induttive, ma è un diritto del bambino essere ascoltato con attenzione e ricevere domande di approfondimento su quanto dice.Si tratta di un tempo in cui, con sensibilità e grazie ad una formazione specialistica e alla supervisione, si segue il bambino, accogliendone e approfondendo le sue parole, a volte prima scritte che parlate.
In certi casi il terapeuta può proporre al genitore di accogliere gli scritti del figlio, senza più rifiutarne le parti legate all’abuso e talora alla propria complicità e mancata protezione. Questo ascolto del figlio attraverso la lettura di suoi scritti è preceduto da un lungo processo di sensibilizzazione che prende il via, come in ogni terapia, dal ripercorrere da parte del genitore la propria storia ,spesso idealizzata.
I processi di negazione del genitore sono simili a quelli compiuti dal figlio e attraverso la lettura delle lettere del figlio anche il genitore può riuscire a riprendersi il suo dolore. La valenza della lettera funge da filtro che permette di darsi un tempo protettivo di elaborazione ed accoglienza.
Anche il terapeuta in seduta può scrivere per rispondere al bambino, per chiedere di capire meglio, di dare significato ,in una modalità di reciprocità che nell’esperienza di chi scrive, si è spesso rivelata gradita ai bambini e facilitante di rivelazioni molto dolorose.


postato da: Herta1971 alle ore 13:37 | link | commenti (6)
categorie: bambini, pedofilia, parola scritta in terapia
mercoledì, 14 maggio 2008

Questa è la 2° parte. Leggetela spiega il perchè di molti comportamenti e delle rimozioni di eventi traumatici  di bambini abusati

 

L’ ascolto attraverso la parola scritta


Mio Dio che dolore atroce, che terrore, angoscia provano queste povere creature. Quanta crudeltà e disumanità sono COSTRETTI a sopportare per chissà quanto tempo. E' inconcepibile e vergognoso il livello talmente basso dove siamo finiti, la mancanza di rispetto che abbiamo nei confronti di questi bambini, dell'infanzia, della VITA, perchè loro sono la vita.

Il silenzio a cui sono costretti, ma anche a cui i bambini si costringono, rappresenta una seconda pena , un’altra solitudine. Quando un bambino subisce senza chiedere aiuto, questo ci parla di una sofferenza indicibile, oltre che impensabile: quella di chi si sente colpevole, sporco, immeritevole di essere amato .La pena e la solitudine di un bambino che non ritiene di potersi confidare ,né di essere aiutato.
Quando ricorda cosa ha subito, viene spesso sopraffatto dalla vergogna e da percezioni emotive e corporee che si ripropongono intense e lo possono indurre ad allontanare da sé il pensiero sul trauma.
Spesso i bambini vittima, non riescono a tradurre in parole l’orrore che hanno vissuto e, prima delle parole, scelgono i simboli offerti da giochi, disegni, scritti, che permettono di parlare senza nominare.
La parola scritta può precedere quella parlata, può venire loro in aiuto perchè mette distanza tra sé e le cose, resta, può essere letta e riletta, il bambino la ritrova e vi si ritrova controllando meglio la paura di essere nuovamente sopraffatto Può accadere che mentre i bambini raccontano o ripensano , ricorrano a vecchie difese e descrivano la dissociazione vissuta, scrivendo o parlando di sé come posti in altri luoghi, o altro da sé: “io morivo, ero morta… dopo mi dava l’acqua e io rinascevo”, “…non ero lì, andavo in Brasile: era un posto bellissimo, era lontano…”,” …venivano i leoni magici e mi salvavano…”.I bambini possono provare così tanta paura nell’evocare la persona che li ha abusati, da immaginare di vederla vicina e minacciosa e dopo averlo ricordato scrivere “ …l’ho visto vicino alla scuola, sembrava lui, era lì perché voleva prendermi” .
Quando un bambino rivela di aver subito un abuso e ne ripercorre eventi e vissuti, spesso riattiva aspetti difensivi, che vanno rispettati e compresi ,poiché anche la rievocazione è fonte di grande dolore. Una bambina mi diceva ”non posso dirtelo… se lo dico mi fa paura”.
La rivelazione di un abuso è un grande atto di fiducia di bambini abituati a non potersi fidare di sé e dell’altro, è un grande coraggio di bambini che mostrano la loro vergogna.
Le parole escono minime, sfiduciate, tormentate, affaticate. I bambini abbassano la testa ,dimostrano tutto il loro dolore, le parole sono troppo angosciose da pronunciare e ascoltare.
Allora in risposta al disagio, al turbamento, alla difficoltà dei bambini di cui ho accolto la rivelazione, ho proposto loro di scrivere e disegnare, come punto di partenza per narrare e condividere.
Non si può né si deve forzare un bambino in difficoltà a parlare di sé, ma gli si può offrire una strada diversa per dare voce alla sua storia : lo scritto.
Nel corso della mia esperienza di psicodiagnosi e terapia in un centro specialistico sull’abuso e il maltrattamento , ho sperimentato che l’utilizzo della parola scritta da parte del bambino e a volte anche del terapeuta, già all’interno del protocollo di valutazione, può costituire un valido aiuto. Lo scrivere facilita nel bambino non solo la possibilità di ritrovare i ricordi, ma anche quella di esprimerli e condividerli.
A volte i bambini ,in fase di rievocazione della loro storia di abuso ,recuperano un ricordo grazie ad uno stimolo percettivo, ad uno stato d’animo, ad un contesto , che li riportano ad aspetti dell’evento traumatico.
A volte i bambini non sono stati ritenuti ‘credibili’ dai periti perchè parlano di posti meravigliosi e lontani dove raccontano di essere stati, di animali magici che li proteggevano, di forze grandiose in loro possesso o di salvatori potenti in loro soccorso. Parlano dei loro meccanismi difensivi e può essere più facile per loro far comprendere il significato di tali proiezioni quando hanno avuto a disposizione con continuità un foglio bianco dove scrivere .Può essere meno pauroso che parlare.
Nel corso delle mie valutazioni e terapie il ricorso allo scritto, come proposta sempre presente nella stanza di terapia, ha rappresentato una risorsa preziosa in termini di possibilità ricostruttiva e soprattutto una modalità espressiva apprezzata dai bambini.
postato da: Herta1971 alle ore 21:17 | link | commenti (9)
categorie: bambini, pedofilia, parola scritta in terapia
lunedì, 12 maggio 2008

Fin'ora ho sentito parlare di pedofili, di come guarirli, del perchè sono le bestie che sono e dei falsi abusi.

Delle vittime che sono bambini anche piccolissimi, del grande e grave danno che subiscono, del loro recupero se possibile,nessuno ne parla. Io credo che il nostro primo obiettivo sia quello di proteggere tutti questi bimbi, di amarli rendergli giustizia, credergli e non tradirli. In quanti ai predatori di bambini, il come , il quando e il perchè non me ne frega, per me sarebbero tutti su una sedia elettrica. Non si possono curare, se malattia, (a mio avviso pervertiti senza anima e rispetto per la vita), le pene sono sempre molto lievi quando ci sono, quindi l'erbaccia si estirpa. Ho trovato una relazione dove spiega i danni di questi angeli, vi propongo la prima parte.

LA PAROLA SCRITTA IN TERAPIA: Parole per cura
di Ester di Rienzo

(psicologa,psicoterapeuta sistemica presso il ‘Centro Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia’ del Comune di Roma, Assessorato ai ServiziSociali)

 

Il silenzio dentro e fuori: dimentico, non ne parlo perché ho paura, vergogna
I bambini sessualmente abusati ,che sono stati miei piccoli pazienti, hanno spesso innalzato barriere tra sé e il trauma. Sono bambini che a volte hanno perso parte dei ricordi del trauma , altre non possiedono le parole per ripensarlo e nominarlo .
Può accadere che non possano pensarlo l’abuso e anche nel pensiero restino senza parole, che non riescano a conservarlo nella memoria o che non conoscano le parole per chiamarlo, infatti ‘abuso’ è una parola degli adulti.
Come aiutarli nella riappropriazione di una storia, la loro, che non amano , in cui non vogliono riconoscersi? Come ascoltarli in una narrazione che rievoca la loro sofferenza?
Sappiamo che sono gli aspetti emotivi negativi, quelli che interferiscono sulla capacità di ricordare ,che il conflitto mobilita meccanismi difensivi quali rimozione, negazione, dissociazione, estraneamento…
Sappiamo anche che i bambini vittima di trauma sessuale ripetuto, il trauma di tipo due, hanno sperimentato una comunicazione patologica che nega e distorce il significato di quello che il bambino vive, rendendogli confuso non solo il dialogo con l’altro ,ma anche quello con sé stesso. L’alterazione del rapporto col reale frammenta la memoria cosciente, silenzio e sintomi occupano lo spazio del dolore, che difficilmente trova spontaneamente la via delle parole, almeno finchè perdura la situazione di violenza o comunque fintanto che il bambino vittima sente di potersi fidare-affidare ad una figura protettiva.
Comprendiamo che i bambini abusati possono avere grandi difficoltà alla narrazione e condivisione dei ricordi legati al trauma , sia per amnesia selettiva ,sia perché devono fare i conti con sentimenti di forte vergogna e autodeprecazione.
I vissuti che li caratterizzano ce li mostrano confusi, spaventati, invasi da sentimenti di rabbia, colpa, vergogna, paura, sessualizzazione e impotenza .
Sembra evidente una forte correlazione tra emozioni negative e possibile amnesia ,anche parziale, di eventi traumatici .
Uno studioso della memoria, Morton , sul modo in cui avviene il recupero dei ricordi scrive “…se si può recuperare l’amnesia degli eventi ,dobbiamo contemporaneamente assumere che alcune tracce di memoria dell’abuso si siano depositate nel momento della sua occorrenza. Se il ricordo si riattiva successivamente, e per quel tanto che viene riattivato ,allora l’amnesia non può distruggere la traccia di memoria cancellandola o seppellendola.”

Secondo questo studioso esiste un modello cognitivo della memoria ‘le registrazioni intestate’, per cui “per ogni evento esiste una cartella in cui si può trovare la registrazione di quanto accaduto” .
Al contrario dalla tesi associativa, egli ritiene che esista una sorta di scheda intestata per ogni registrazione e che tali registrazioni siano indipendenti una dall’altra. “le intestazioni hanno vari componenti e non è necessario che la corrispondenza tra intestazione e descrizione sia completa. Sarebbe possibile, allora, che la registrazione venga recuperata con altri indizi, come il luogo dove la persona è stata incontrata l’ultima volta. Se assumiamo che la registrazione è stata recuperata, tutte le informazioni in essa contenute possono essere potenzialmente disponibili.”(4)
Ciò può aiutarci a comprendere non solo la ragione della confusione e frammentazione che a volte caratterizzano i ricordi di abuso, ma anche la loro veridicità, quando questi ,pur se discontinui e confusi , risultano legati ai vissuti traumatici caratteristici delle piccole vittime.
Quello che è stato poi sottolineato nel corso degli studi è che il recupero della memoria e quindi dei ricordi “è sensibile a variazioni di stato come l’emotività…”.
Se una delle concause della negazione dei ricordi di abuso è legata a profonde emozioni negative sperimentate nella relazione invasiva con l’altro, il loro ricordo e la possibilità di esprimerlo ,può altresì legarsi ad emozioni positive di empatia , accettazione e facilitazione, sperimentate in altre relazioni.
I bambini abusati raccontano spesso di essere stati ripetutamente minacciati implicitamente o esplicitamente e di avere temuto di essere puniti, picchiati ed a volte uccisi , oltre che non creduti, se avessero rivelato i fatti legati all’abuso.
I bambini conosciuti avevano tutti creduto che tali avvertimenti si sarebbero avverati e ciò è facilmente spiegabile con la situazione di totale sottomissione da loro vissuta.
Se le emozioni, paura ,dolore, vergogna, colpa… sono state la via della negazione , della rimozione, del silenzio dei ricordi ,è attraverso una situazione emotivamente rassicurante che può essere facilitato il loro recupero e racconto.


postato da: Herta1971 alle ore 13:05 | link | commenti (5)
categorie: bambini, pedofilia, parola scritta in terapia
venerdì, 09 maggio 2008

nopedofilia

La vita per molti, troppi bambini è diventata un incubo dal quale spesso non vedono l'uscita.  I bambini che dovrebbero avere diritti, protezione, educazione, istruzione e genitori che li amano si ritrovano oggetti dei più svariati, sadici e perversi piaceri  di porci criminali della vita di questi piccoli angeli. La vita, la cosa più preziosa e importante che abbiamo, ogni giorno viene buttata nel cesso dalla disumanità di pedofili e di chi li difende parlando di falsi abusi, dall'indifferenza delle persone, dal tradimento degli adulti e spesso dall'ingiustizia delle pene non sempre certe.

I bambini hanno diritto alla loro vita nella sua integrità.

A tutti i bimbi usati, abusati, diventati merce o pezzi di ricambio per luridi traffici in un mondo di adulti che non vi meritano, che sanno e fanno finta di non sapere e che non fanno niente per rispettarvi, voglio ridedicarvi questa poesia chiedendovi scusa.

NON SAPEVO

 

Non sapevo quanto fosse grave;

credevo non esistesse.

Sono sconvolto davanti a un crimine

che ruba la magia

all'infanzia.

Non sapevo quanto facesse male;

segni e cicatrici non si vedono.

Ma poi nella vita

si paga

tanta brutalità.

Non sapevo come ti sentissi;

non eri più nessuno.

Sapevo che ti chiudevi in te stesso

senza far trasparire nulla.

Non sapevo cosa fare;

come poterti aiutare.

Che avevi solo bisogno di un amico

qualcuno con cui parlare.

Adesso so che ti posso aiutare;

posso cambiare qualcosa anch'io.

Sarò al tuo fianco, griderò con te

e nessuno potrà più dire

"NON SAPEVO"      

Cindj M. Adams

 

postato da: Herta1971 alle ore 15:47 | link | commenti (4)
categorie: bambini, preghiera, pedofilia
mercoledì, 07 maggio 2008

ORRORE SCUOLA MILANO

Violenza sessuale su un'intera classe


Ai domiciliari il maestro-orco


  Milano, 7 maggio 2008 - Un maestro elementare originario di Napoli, è SOLO agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata e maltrattamenti. Secondo il sostituto procuratore milanese, Marco Ghezzi, l'insegnante avrebbe sottomesso un'intera classe di 20 bimbi di una quarta elementare del capoluogo lombardo, abusando sessualmente di alcuni di loro e istigando altri a commettere soprusi nei confronti dei compagni.

 Il provvedimento di custodia cautelare nei suoi confronti è stato eseguito nel dicembre scorso, ma la notizia è emersa solo oggi in occasione dell'incidente probatorio tenuto a Palazzo di Giustizia durante il quale le presunte vittime avrebbero confermato gli abusi subiti.

 Oltre al maestro, la Procura ha denunciato anche il preside dell'istituto reo di non aver ascoltato le segnalazioni fatte dai genitori dei bambini. L'indagine è nata proprio su segnalazione delle famiglie dei piccoli alunni e anche di alcuni insegnanti colleghi del maestro agli arresti che avevano in qualche modo avvertito la 'sofferenzà di quella classe.

ALLA FACCIA DELL' ISTRUZIONE. SI MANDANO I FIGLI A SCUOLA PERCHE' POSSANO AVERE UN FUTURO MIGLIORE E IL COGLIONE DI TURNO TE LI ROVINA PER TUTTA LA VITA, UCCIDE LORO L'ANIMA.

Questi luridi maiali, la feccia di questa nostra società, creata da noi e protetta, si sta moltiplicando a dismisura, sono diventati peggio dell'AIDS, della PESTE

L'insegnante avrebbe sottomesso una classe di 20 bimbi di una quarta elementare abusando sessualmente di alcuni di loro e istigando altri a commettere soprusi nei confronti dei compagni
postato da: Herta1971 alle ore 19:04 | link | commenti (8)
categorie: bambini, cronaca, pedofilia, maestro orco pedofilo
mercoledì, 16 aprile 2008

L'ennesima sconfitta di noi adulti nei confronti dell'infanzia

Poveri bambini lasciati in balia di loro stessi, senza riconoscere più il bene dal male, privi di quel po' di dignità, pudore e soprattutto amor proprio, rispetto di se stessi. Pronti a tutto pur di apparire, di farsi sentire o vedere dove sanno di esserlo. Nati in una società che non ha voglia, nè tempo di ascoltarli.

Irene Petruccelli: "Sempre più ragazzine dopo si pentono e ci chiedono aiuto"

 

I sessuologi: lo stupro su YouTube diventa una 'recita'


Dal congresso della Federazione europea di sessuologia in corso a Roma arriva l'allarme 'baby stupratori' sul web: "Carnefici e vittime inconsapevoli" uniti dalla voglia di apparire su internet. Palcoscenico preferito il bagno di scuola

Roma, 16 apr. - (Adnkronos Salute/Ign) - Allarme baby stupratori in Italia, giovanissimi 'carnefici' inconsapevoli proprio come le loro vittime. Adolescenti che, pur di apparire su YouTube, accettano di essere filmati dai coetanei durante i rapporti sessuali, in una sorta di 'recita' in cui non si preoccupano di nascondere il volto, perché il bello sta proprio nel farsi riconoscere. Il contrario di quanto accade nel caso degli stupratori adulti, che scelgono una vittima non consenziente e fanno di tutto per restare nel silenzio. A descrivere questo fenomeno sono i sessuologi riuniti al Congresso della Federazione europea di sessuologia in corso a Roma.

"Le notizie che finiscono sui giornali -sottolinea Irene Petruccelli, direttore del Centro di psicologia giuridica dell'Istituto per lo Studio delle psicoterapie di Roma, che ha condotto diversi progetti di ricerca e recupero in Istituti penitenziari italiani- sono solo la punta dell'iceberg: molti stupri non vengono denunciati. Nel caso di vittime e stupratori adolescenti, poi, spesso non c'è nemmeno la consapevolezza di aver preso parte a uno stupro. Sempre più spesso veniamo a contatto con ragazzine che, solo a posteriori, chiedono aiuto". Per gli adolescenti lo stupro -che la vittima sia consenziente o no- è quindi una recita, una sorta di autoaffermazione.

"Palcoscenico preferito è il bagno della scuola -aggiunge la Petruccelli- seguito da discoteca, giardinetti, ma anche la seconda casa di mamma e papà. Non basta più picchiare il compagno portatore di handicap, deridere l'insegnante o farsi riprendere mentre si compiono atti vandalici a scuola. Ormai questo, secondo loro, lo fanno tutti e su YouTube non fa quasi più notizia. Lo stupro è più forte, l'indignazione che suscita è maggiore".

Il sesso non c'entra: "E' solo una prova di forza, un'affermazione della propria esistenza. Non temono di essere puniti -dice la Petruccelli- perché non si rendono conto di commettere un reato. Le ragazze danno il loro consenso, si sentono desiderate, protagoniste della recita. Ma dopo scatta il pentimento e, come in tutte le vittime di stupro, la ferita è indelebile e profonda. I ragazzi però non sono gli unici colpevoli di questa situazione'', conclude la specialista. "La società li bombarda di messaggi sul corpo oggetto, li stimola oltre la loro coscienza. E intanto la scuola non li sostiene con un'adeguata informazione. Non si fa educazione sessuale, ma nemmeno educazione sentimentale".

Così tutti s'indignano davanti a un atto finito sui giornali, "ma non si spiega a questi ragazzi il valore dei rapporti tra persone, il rispetto verso le donne ma anche verso il proprio corpo. Non si aiutano questi ragazzi a vivere una sessualità sana. Se hanno bisogno di YouTube per affermare di esistere -conclude- forse è perché nessuno li ascolta".
postato da: Herta1971 alle ore 18:21 | link | commenti (6)
categorie: bambini, cronaca, stupro