Chi sono

Blogger: Herta1971
Nome: Herta Mascher
Sono una mamma di 2 bimbe piccole, preoccupata per il loro futuro in questo mondo, che non ha rispetto per nessuno nemmeno degli angeli sono anche amica di Frassi e la sua associazione Prometeo, dalla parte dei bambini. Ho deciso di aprire un blog per potermi tenere aggiornata degli orrori che purtroppo devastano l'infanzia,e nella mia misera possibilità rendere partecipe chi interessato,scambiando opinioni e fatti di cronaca.Ma soprattutto per gridare il mio NO ALLA PEDOFILIA ed a OGNI TIPO DI VIOLENZA PERPETRATA ALL' INFANZIA ( la cosa più preziosa che ci sia stata donata). AVVERTENZA: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.non può per tanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001 Visto gli argomenti trattati ed il linguaggio utilizzato, il blog è riservato ad un pubblico adulto. L'autore di questo blog non risponde dei commenti, anonimi e non inseriti dagli utenti

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Storie di Angeli e Bimbi

martedì, 29 aprile 2008

La doppia faccia di Josef Fritzl, osannato dai vicini e orco tra le pareti domestiche

austria

 Natascha adotta i figli dell'incesto
La Kampusch offre i soldi ricavati con le interviste per aiutare i piccoli reclusi nella casa-prigione di Amstetten

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AMSTETTEN (Austria) — La gabbietta degli uccellini si vede dal marciapiede della Dammstrasse. Svetta su un parapetto di legno corroso, sulle piante ben curate d'un terrazzo. Quando non gli toccava fare il bravo marito con la vecchia Rosemarie, o non era troppo indaffarato a fare il nonno buono coi tre figli-nipoti che aveva finto di prendere in affido, «quella disgraziata di mia figlia Elisabeth ce li ha mollati perché lei non può mantenerli!»; quando non si premurava di raccontare barzellette al bar o di radere l'erba o d'andare a pesca o di dare una mano ai vicini, «quant'è bravo ad aggiustare gli elettrodomestici! »; quando non spariva ore nello scantinato a lavorare, «guai a chi va lì dentro!», e in realtà apriva la botola segreta per dar da mangiare ai suoi schiavi; quando la sua doppia faccia non si doveva dividere fra la normalità e l'orrore, allora l'ingegnere Josef Fritzl aveva finalmente il tempo d'occuparsi anche di loro, gli uccellini, povere bestioline.

Dalla Dammstrasse lo vedevano tutti, lassù. A dare miglio e attenzione. A fare l'unica cosa che gli riusciva bene: accudire una gabbia. Josef ha impiegato una vita a ingannare tutti e un giorno solo a confessare tutto. Sì, ha rapito sua figlia. L'ha segregata 24 anni. Ha avuto sette figli-nipoti da lei e uno, neonato e morto, l'ha bruciato nella caldaia. Tre se li è cresciuti al piano di sopra come se niente fosse, assieme alla moglie-moglie Rosemarie. Gli altri li ha sepolti vivi là sotto, con la moglie-figlia Elisabeth... Tutto vero. Peggio del vero.

 Natascha Kampusch durante un'intervista tv poco dopo la sua liberazione (Afp)
A capirlo subito è Natascha Kampusch, che si liberò da otto anni di prigionia simile e ora offre i soldi guadagnati con le interviste: «Voglio aiutare questa famiglia». A capirlo bene sono i giornali: «Dopo Natascha ed Elisabeth - scrive Der Standard -, l'Austria deve chiedersi che cosa sta corrodendo questa società ricca e appagata». A capirlo pian piano sono i poliziotti che per una volta violano le regole e pubblicano nome e foto dell'indagato, perché stavolta «la gente deve aiutarci — dice Franz Prucher, ispettore capo —, guardare bene quest'uomo: per esempio, c'è qualcuno che l'abbia mai visto comprare vasetti d'omogeneizzati o vestiti per bambini?».

Ancora qualche dubbio. Sui vicini che cascano dal pero. Sugli assistenti sociali che inciampano nell'affido. Su Rosemarie, ignara del marito e dei suoi stupri, degli schiavi, degl'incesti. «Il caso è chiuso», dice però la polizia. E l'esame del Dna, solo una formalità. «Tutto chiaro»: Elisabeth sparisce nell'agosto 1984, ma il piano della cantina è di due anni prima, quando lei stanca di violenze scappa di casa per qualche giorno. Josef la minaccia, la ragazza torna ma diciottenne, barista in un autogrill, se ne rivà. È lì che il padre passa all'azione: lascia che la fuggiasca rincasi e due settimane dopo è lui, con la moglie, a denunciare costernato l'ennesima fuga. Elisabeth è già drogata e ammanettata in cantina, ma l'Interpol la cerca per mezza Europa. Josef va perfino all'autogrill, ad accusare i responsabili d'avere mobbizzato la ragazza.

«Folle ma solido», dice la psichiatra forense Sigrun Rossmanith, l'uomo ha deciso di crescere la figlia ribelle come una schiava del sesso, «un animale da punire soddisfacendo intanto bisogni animaleschi», e prepara una versione che reggerà un quarto di secolo: Elisabeth che scrive lettere perché nessuno la cerchi più, che lascia i figli davanti a casa, lui che da brav'uomo li manterrà... Incredibile, eppur credibile.

Incredibile come questa prigione di 60 metri quadri, che sembra copiata pari pari dal loculo di Natascha. La porta di cemento armato che sbarra la botola, nascosta dietro una falsa parete dello scantinato e telecomandata da un codice elettronico che solo Josef conosceva. Un corridoio stretto, cinque metri per arrivare a due stanzette con due letti ciascuna, un metro e 70 d'altezza, niente finestre, un malandato angolo cottura, un cesso con lavandino e doccia. Le pareti imbottite, insonorizzate. Un impianto di ventilazione. Qualche poster, un elefantino di gomma. Stelle colorate e disegni di bambini su piastrelle bianche e sozze.

Gli schiavi avevano solo una radiolina, un videoregistratore, una tv. Proprio la tv, li ha salvati: quando Elisabeth ha sentito che la stavano cercando, che sua figlia Kerstin era stata portata in ospedale moribonda e c'era bisogno della madre, non ha resistito e ha convinto il padre aguzzino a portarla là. Lui aveva pronta l'ennesima balla («mia figlia è tornata con i suoi ragazzi!»), ma nessuno dei medici c'è cascato. «La mia famiglia mi fa molta pena, adesso», ha detto Josef in manette. Gli fa pena, adesso che non ha più potere di vita e la pena è finita. Non c'è bisogno di spiegarlo al più piccolo degli schiavi, il bambino: a 5 anni, ha visto il sole ed è salito su una macchina. Felice.

BASTARDO AGUZZINO

Spero che questi bimbi e ragazzi possano iniziare a vivere, spero che riescano con la madre ad uscire dall'incubo, senza troppi danni psicologici.

domenica, 27 aprile 2008

ORRORE IN CANTINA

AUSTRIA / NUOVO CASO NATASCHA KAMPUSCH

Tiene segregata la figlia per 24 anni
La violenta e nascono sette bimbi

La donna adesso ha  42 anni. Il caso scoperto dopo il ricovero nell'ospedale di Amstetten di una ragazza di 19 anni, ritenuta essere la primogenita della donna e del padre -padrone

  Vienna, 27 aprile 2008 - Un nuovo, sconvolgente caso di sequestro è venuto a galla in Austria con la liberazione di una donna tenuta in ostaggio per oltre venti anni da suo padre, dal quale avrebbe avuto sette figli. Lo hanno annunciato gli inquirenti.

 In condizioni psicologiche e fisiche precarie, Elisabeth Fritzl, 42 anni, ha raccontato alla polizia di aver vissuto segregata nella cantina della casa di famiglia ad Amstetten in Bassa Austria (est) dal 28 agosto 1984. Quel giorno il padre Josef, che oggi ha 73 anni ed è stato rinchiuso in carcere, gli avrebbe somministrato un prodotto anestetico e l'avrebbe ammanettata in una zona dello scantinato.

 Ufficialmente, era ritenuta scomparsa e aveva anche spedito una lettera ai genitori chiedendo che fossero interrotte le ricerche per ritrovarla. Le autorità ne avevano ricavato la convinzione che fosse finita nelle grinfie di una setta. Invece ha vissuto un autentico calvario nella cantina della casa di famiglia, durante cui suo padre "ha regolarmente approfittato" di lei, come ha detto alla polizia, e dal rapporto incestuoso sarebbero nati sette bambini.

 Tutti sono stati apparentemente partoriti al riparo da sguardi indiscreti nello scantinato dove viveva reclusa. Uno di loro, un gemello, sarebbe morto un mese dopo la nascita, per mancanza di cure, e il suo corpo sarebbe stato bruciato, secondo gli inquirenti. Tre femmine e tre maschi - che oggi hanno dai 5 ai 20 anni - sarebbero dunque nati dal rapporto incestuoso e dovranno essere effettuati esami del dna per ottenere più informazioni sui legami di parentela.

 La vicenda è venuta a galla dopo il ricovero a metà aprile di una ragazza di 19 anni, trasportata in condizioni molto gravi all'ospedale di Amstetten. Per determinare la natura della patologia, per il momento misteriosa, di cui soffre la giovane Kerstin, i medici hanno cercato invano di contattare la madre, Elisabeth Fritzl. E' a seguito di queste ricerche che il sequestro è stato scoperto ieri sera.

 Nel corso degli anni, il padre di Elisabeth sarebbe riuscito ad adottare tre dei bambini (due maschi e una femmina) facendo credere a sua moglie, Rosemarie, e alle autorità che fossero stati abbandonati davanti alla porta della loro abitazione ad alcuni anni di distanza.

 Al ritrovamento di ogni bambino, di pochi mesi di età, c'era una lettera firmata da Elisabeth che spiegava di non poter far fronte alle loro esigenze perchè aveva già altri figli. Questi tre bambini, dei quali hanno avuto la custodia ufficiale i nonni Josef e Rosemarie, sembra abbiano potuto frequentare normalmente le scuole e vissuto nella loro casa mentre la madre e i loro altri tre fratelli e sorelle (una ragazza di 19 anni, un ragazzo di 18 e un bambino di 5) erano ridotti in condizioni di vegetali nella cantina.

 Solo il padre li avrebbe in seguito rifocillati, visto che sua moglie ignorava la loro presenza. Secondo sua figlia, Rosemarie non avrebbe saputo nulla degli abusi sessuali subiti dall'età di undici anni. Arrestato ieri sera, Josef si è trincerato nel silenzio di fronte alle accuse che la figlia le ha formulato davanti ai poliziotti. Né i vicini, né i servizi sociali erano stati allertati su questa vicenda, già definita la più drammatica della storia criminale austriaca.

 Ricorda quella di Natascha Kampusch, tenuta in ostaggio per otto anni e mezzo in uno scantinato nella periferia di Vienna tra il marzo del 1998 e l'agosto del 2006 quando riuscì a fuggire, approfittando di un attimo di disattenzione del suo rapitore. Quest'ultimo si suicidò la sera della fuga.